Ha suscitato opinioni contrastanti il recente accordo di Trilogo, raggiunto tra Commissione, Consiglio e Parlamento europeo, sulle modifiche al Regolamento sull’Organizzazione Comune dei Mercati (Ocm) che punta a definire regole più chiare sull’utilizzo di alcune denominazioni tradizionalmente associate alla carne. Il giro di vite sul “meat sounding” non piace alle aziende del plant-based, mentre arriva il plauso di Coldiretti.
Salva la dicitura burger vegetale
Secondo l’accordo, che dovrà ora essere formalmente adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio prima della sua entrata in vigore, e in attesa del testo ufficiale, sarebbero 31 i termini vietati per prodotti che non contengono carne. Stop all’uso di parole riguardanti tagli come bistecca, filetto, petto; o tipologie come manzo, pollo. Saranno, invece, consentite in etichetta diciture come burger, salsiccia, polpette e nuggets anche per produzioni vegane.
Soddisfazione da parte di Coldiretti, che ritiene siano state accolte molte delle richieste avanzate per garantire maggiore trasparenza ai consumatori. Secondo l’associazione di categoria, “la lista dei nomi che non potranno essere utilizzati dovrebbe essere ulteriormente ampliata” per rafforzare la tutela delle produzioni e garantire un’informazione corretta.
Di tutt’altra opinione il mondo del plant-based, secondo cui queste misure rischiano di entrare in contrasto con la chiarezza già percepita dai consumatori. Secondo una recente indagine condotta da AstraRicerche per il Gruppo Prodotti a Base Vegetale di Unione Italiana Food, infatti, l’89,7% degli acquirenti dichiara di sapere esattamente cosa sta consumando. Anche nei test visivi, i prodotti vengono identificati correttamente come 100% vegetali. Nel caso delle polpette veg, per esempio, solo il 3,4% degli intervistati le associa erroneamente a un’origine animale.







