I principali mercati all’ingrosso italiani muovono oltre 11 miliardi di euro di fatturato e coinvolgono più di 26mila addetti in 22 strutture distribuite su tutto il territorio nazionale. Circa l’80% del giro d’affari stimato è concentrato nel comparto ortofrutticolo.
È quanto fotografa il Rapporto Italmercati-Ismea 2025, presentato al Cnel, seconda edizione dello studio dedicato all’evoluzione del sistema dei mercati all’ingrosso italiani e al loro ruolo nella filiera agroalimentare. La ricerca è promossa da Italmercati-Rete d’Imprese dei mercati agroalimentari italiani, in collaborazione con Ismea e Censis.
I dati
Le 22 strutture aderenti alla rete Italmercati si estendono su 9,6 milioni di metri quadrati complessivi, di cui 2,5 milioni coperti, pari a circa 1.000 ettari di superficie, e accolgono ogni anno oltre 7 milioni di veicoli e 9 milioni di visitatori. All’interno operano 4.000 imprese tra grossisti, aziende agricole, operatori della logistica, servizi e ristorazione. Il valore dei prodotti movimentati complessivamente supera i 7 milioni di tonnellate l’anno.
Secondo i dati Istat del 2024 l’ortofrutta è il primo comparto dell’agricoltura italiana con 18,9 miliardi di euro, che rappresentano oltre un quarto del valore della produzione agricola (28%). Elevato il numero di certificazioni Ig con ben 112 riconoscimenti su 428 registrati complessivamente nella Ue. Il valore alla produzione delle Denominazioni ortofrutticole italiane è pari a 372 milioni di euro. Un ruolo fondamentale per i successi della filiera si deve alle oltre 300 Organizzazioni di produttori. Mele e uva da tavola compaiono nel ranking dei primi 15 prodotti agroalimentari esportati dall’Italia. Nel caso delle mele, i volumi nel 2024 sono aumentati del 10%, il valore del 12,2%; per l’uva, l’incremento delle quantità è stato dell’1%, quello del valore del 13,4%.
Troppa frammentazione: la proposta di riforma
Il Rapporto mette in evidenza un sistema diffuso e capillare ma ancora frammentato, che limita la competitività complessiva del comparto: oltre 130 strutture attive in Italia, sei volte più che in Francia o Spagna.
Italmercati propone una riforma complessiva del sistema, con l’obiettivo di individuare un numero di mercati strategici nazionali, più grandi, sostenibili e digitalizzati, che possano agire come poli di riferimento per l’intera filiera.
“Vogliamo mercati più grandi, connessi e digitali, in grado di garantire tracciabilità, qualità e sostenibilità. Siamo pronti a collaborare con il governo, le Regioni e con Ismea per definire un nuovo modello nazionale” dichiara Fabio Massimo Pallottini, presidente di Italmercati.
Tra le proposte operative emerse dal Rapporto, Italmercati individua alcune linee d’azione prioritarie: la costruzione di una rete nazionale dei mercati strategici, la creazione di un tavolo tecnico permanente sulla logistica e sulla transizione digitale, il rafforzamento del legame con la grande distribuzione organizzata e le organizzazioni di produttori, l’apertura a nuove forme di partenariato con il mondo della ristorazione collettiva.
I punti di forza: digitalizzazione, energia green, logistica
Tra i punti di forza analizzati nel Rapporto, spicca la connessione logistica: oltre l’80% dei mercati sorge in prossimità di uno svincolo autostradale, la metà è collegata a scali ferroviari, un terzo a porti o aeroporti. Un posizionamento strategico che li rende hub fondamentali per la distribuzione dei prodotti freschi.
Oltre la metà delle strutture ha già investito in impianti fotovoltaici o sistemi di efficienza energetica, con una quota media di energia autoprodotta prossima al 50% entro il 2026, mentre quasi tutti hanno adottato iniziative per la riduzione degli sprechi alimentari, come il recupero dei prodotti invenduti o la donazione a enti caritativi.
“I mercati all’ingrosso possono e devono diventare un motore di innovazione per tutto il sistema agroalimentare italiano -afferma il presidente di Ismea, Livio Proietti-. La loro evoluzione verso modelli più moderni, sostenibili e digitali è una condizione necessaria per rendere l’intero sistema agroalimentare più efficiente e competitivo”.
I consumi: la ricerca del Censis
A completare il quadro, la ricerca curata dal Censis fotografa una trasformazione profonda nei comportamenti di consumo degli italiani. Il 39% delle famiglie ha ridotto gli acquisti di frutta e verdura nell’ultimo anno a causa dell’aumento dei prezzi (anche se dati più recenti indicano un’inversione di tendenza) e quasi una su tre dichiara di aver modificato la dieta privilegiando alimenti a più lunga conservazione.
Negli ultimi tre anni, inoltre, il 73% dei cittadini dichiara di prestare maggiore attenzione all’origine e alla tracciabilità dei prodotti, mentre il 68% afferma di privilegiare alimenti locali e di stagione. Il 56% sceglie con più frequenza mercati rionali e punti vendita specializzati.












