Il settore ortofrutticolo si prepara a una delle edizioni più ambiziose di sempre con Macfrut 2026. Sotto la guida di Patrizio Neri, presidente di Cesena Fiere, la manifestazione sta vivendo una trasformazione profonda, definita significativamente dallo stesso Neri come “Macfrut 3.0“. I numeri parlano chiaro: un incremento del 18% degli espositori e un ampliamento dell’area espositiva testimoniano la vitalità di un evento che ha saputo rinnovarsi nel claim “Make it Juicy“.
La strategia condivisa, il modello 3.0 di Macfrut
La vera novità del nuovo corso risiede nel metodo. Neri sottolinea come lo sviluppo della fiera non sia più il risultato di decisioni prese esclusivamente all’interno dell’ente fieristico, ma il frutto di una condivisione costante con l’intero settore. Per questo sono stati istituiti due organi fondamentali: il Comitato Scientifico: presieduto da De Castro e coordinato dal professor Mezzetti, ha il compito di dare organicità alle numerose attività scientifiche, garantendo una linea definita per le prossime tre edizioni. Il comitato Macfrut con le Imprese: un tavolo di confronto con le maggiori aziende espositrici per intercettare le reali necessità del mercato.
Nonostante il consolidato successo di Macfrut nei mercati emergenti di Africa, America Centrale e America Latina, il Comitato ha evidenziato la necessità di una rinnovata attenzione verso il mercato europeo, considerato il punto di riferimento imprescindibile. Per questo, sono state investite ingenti risorse umane ed economiche per qualificare e aumentare la partecipazione dei buyer europei, completando così una proposta internazionale già molto forte.
Focus sulla stagionalità e il summit delle drupacee
Macfrut si conferma la “fiera della primavera”, un posizionamento strategico che permette di anticipare i prodotti estivi. L’edizione 2026 vedrà la nascita (anno zero) di un Summit dedicato alle drupacee, con un focus particolare su pesche e nettarine nel bacino del Mediterraneo. Realizzato in collaborazione con Cso e Ami, questo progetto analizzerà lo sviluppo delle produzioni nei prossimi 3-5 anni. Un elemento di esclusività sarà la gestione dei dati: le analisi sulle superfici piantate e le previsioni di sviluppo saranno accessibili solo a chi parteciperà al summit, rendendolo un appuntamento strategico per chi intende investire nel settore.
La sostenibilità ambientale ed economica e l’area dinamica
La tecnologia è il cuore pulsante del cambiamento. Nell’area dinamica, Macfrut mette in mostra l’avanguardia della meccanizzazione: dai droni ai rover, fino ai sistemi per l’agrivoltaico e le reti di protezione. Neri osserva come la velocità dell’era elettronica sia tale che le novità si susseguono di anno in anno: quello che era un’idea l’anno precedente diventa realtà applicativa l’anno successivo. Questa evoluzione è fondamentale per permettere alle aziende di adattarsi ai repentini cambiamenti climatici.
Un tema centrale discusso da Neri è l’equilibrio della sostenibilità. Se la sostenibilità ambientale è un obiettivo condiviso, essa non può prescindere dalla sostenibilità economica. Neri avverte: se le produzioni locali si perdono per eccessivi vincoli, il rischio è dover importare prodotti da paesi con standard ambientali inferiori e costi di trasporto superiori, peggiorando paradossalmente l’impatto ecologico globale. Macfrut 2026 si pone come il luogo dove l’intera filiera può discutere e trovare questo delicato equilibrio.
Il simbolo del cambiamento: mango e avocado
Infine, la scelta di Mango e Avocado come prodotti simbolo dell’edizione riflette un mercato in crescita a doppia cifra in tutta Europa. Oltre all’aspetto commerciale, c’è una valenza produttiva nazionale: grazie al cambiamento climatico, il sud Italia, e in particolare la Sicilia, sta sviluppando progetti interessanti per la produzione di frutta tropicale “Made in Italy”, coniugando proprietà nutraceutiche e nuove opportunità di investimento.






