La new wave della frutta tropicale made in Italy

Avocado mango papaia frutta tropicale

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C’è chi sostiene che sia l’altra faccia del cambiamento climatico, quello che modifica le produzioni, idea non da tutti condivisa. Parliamo del tropicale made in Italy. Oggi alcune aree del Sud Italia offrono condizioni pedoclimatiche ideali per specie come avocado, mango e passion fruit, un tempo impensabili a queste latitudini. Il nostro Paese dispone di circa 1500 ettari di avocado e mango, concentrati in Sicilia, ma le superfici in impianto sono in crescita costante. Prodotti ad alto valore aggiunto, alcuni star delle vendite, come l’avocado, che possono pertanto remunerare correttamente la filiera. E si stima che in tutta Italia le superfici potenzialmente adeguate possano arrivare circa a 10mila ettari.

“Qualcuno, magari per finalità di marketing, vuole far passare il cambiamento climatico come un alleato delle coltivazioni tropicali -argomenta però Andrea Passanisi, founder di Sicilia Avocado-. In realtà rappresenta il peggior nemico del settore: il riscaldamento globale porta eventi estremi e imprevedibili, ondate di calore, gelate improvvise, stagioni irregolari, siccità prolungate, bombe d’acqua e trombe d’aria, che mettono a rischio l’agricoltura in generale e, in particolare, quella tropicale”. I brand Sicilia Avocado, Dal Tropico ed Etna Mango rappresentano una filiera agricola strutturata e diffusa sul territorio etneo, composta da decine di realtà tra piccole e medie aziende, con estensioni che vanno da 2,5 a 30 ettari. L’insieme di queste imprese dà vita a circa 260 ettari dedicati alle colture tropicali italiane. “Siamo nati nel comparto tropicale quando ancora in Italia quasi nessuno ne parlava, produciamo principalmente avocado e mango e a seguire papaya, litchi e passion fruit, per una stagione di raccolta che copre praticamente tutto l’anno. Il tropicale made in Italy, seppur di nicchia con una crescita lenta ma graduale, ha un grande futuro solo se rimane sostenibile. L’areale vulcanico ionico-etneo, il più piovoso e umido del Sud Italia, consente di ottenere frutti con standard organolettici e nutraceutici distintivi. Qui gli impianti di avocado, certificati biologici, superano le 28 tonnellate per ettaro.

La coltivazione tropicale in aree forzate, siccitose, troppo calde o climaticamente instabili difficilmente potrà essere competitiva o responsabile: richiederebbe maggior consumo idrico, interventi intensivi e costi più elevati”. La domanda non è, dunque, se il tropicale italiano potrà crescere, ma dove e come. “Se continueremo a investire in ricerca, filiera e tutela del territorio, il tropicale siciliano potrà diventare una specializzazione d’eccellenza con volumi crescenti, senza mai perdere la sua identità di prodotto sano, sostenibile e profondamente legato alla propria terra vulcanica”. Per Mc Garlet il tropicale made in Italy non nasce come alternativa all’import, che rimane strategico, ma come un completamento dell’offerta. “Non rappresenta un effetto diretto del cambiamento climatico, ma la conseguenza di una diversificazione produttiva guidata da una crescente domanda di mercato -fa sapere Martina Garletti, responsabile acquisti-. La nostra esperienza, maturata da anni, ha permesso di individuare varietà particolarmente adatte ai microclimi italiani e di trasferire competenze agronomiche che oggi valorizzano anche gli areali produttivi della nostra azienda siciliana Befruit fortemente riconoscibile sotto il marchio Figaro”. Le colture attualmente in produzione includono avocado della varietà Hass, mango della varietà Glen e Kent, passion fruit, litchi e pitahaya, per un totale di circa 50 ettari.

“L’avocado è destinato ad avere il maggiore impatto in termini di volumi; il mango resterà invece una produzione più contenuta, poiché richiede areali molto prossimi alla costa e una gestione attenta per mitigare vento, salsedine e sbalzi termici”. Befruit sta testando nuove varietà e nuove specie, supportata anche dall’esperienza tecnica di Mc Garlet nelle aree di origine. “L’attività di ricerca varietale rimane un elemento chiave per consolidare un’offerta made in Italy sempre più stabile, sostenibile e competitiva”. Anche Spreafico è impegnata nella produzione di avocado, uno dei prodotti centrali nella strategia di sviluppo. Il progetto prevede di raggiungere entro il 2028 una superficie complessiva di circa 100 ettari coltivati ad avocado della varietà Hass, localizzati in Calabria, nell’area di Gioia Tauro, che si sta confermando tra le più vocate del Paese per questa tipologia di coltura. Attualmente sono già in produzione i primi 20 ettari. “Si tratta di un investimento a lungo termine, che si inserisce in una visione più ampia di diversificazione dell’offerta e di rafforzamento della filiera nazionale della categoria esotico -spiega Raffaele Spreafico, amministratore delegato di Spreafico-. L’opportunità è quella di occupare un segmento di mercato limitato ma strategico, dove il valore aggiunto dell’origine italiana costituisce un vantaggio competitivo. Nonostante i progressi e l’interesse crescente, le categorie dell’esotico made in Italy sono però destinate a rimanere una nicchia: le limitazioni legate al clima, disponibilità di superfici adatte e costi produttivi non consentiranno un’espansione su larga scala. Il vero limite resta la redditività: le rese non sempre giustificano i costi e gli investimenti necessari. Un altro rischio è creare false aspettative nei consumatori, immaginando che la produzione di esotico made in Italy possa sostituire l’import in alcune fasi di mercato”.

Orsero, che da 25 anni presidia la produzione di avocado in Messico, ha deciso di fornire il suo expertise e know how allo sviluppo dell’attività produttiva di questa coltura in Sicilia. La partnership è con Piante Faro, realtà locale, sul mercato da 50 anni e specializzata nel settore della produzione di piante mediterranee, subtropicali e per clima aridi. L’area produttiva è alle pendici dell’Etna, tra il territorio dei comuni di Giarre, Riposto e Fiumefreddo. La varietà principale coltivata è la Hass: i frutti, raccolti tra novembre e marzo, vengono distribuiti sia nel canale gdo sia in quello tradizionale.

“La superficie impiantata è di circa 50 ettari e l’intento è di allargarla ulteriormente fino a raggiungere i 100” fa sapere Paolo Piccinni, responsabile commerciale di Fruttital Gruppo Orsero. Il processo produttivo è realizzato secondo gli standard previsti dai disciplinari del residuo zero. “L’obiettivo è coniugare tecniche produttive compatibili con la tutela dell’ambiente naturale con le esigenze tecnico-economiche dei moderni sistemi produttivi, innalzando al contempo il livello di salvaguardia della salute degli operatori e dei consumatori”. La nutrizione minerale e idrica della coltura è incentrata sull’utilizzo di sensori di umidità e moderni sistemi di fertirrigazione di micro-portata, al fine di limitare gli sprechi idrici e la contaminazione delle acque di falda. La produzione ha la certificazione di prodotto e di processo Global-Gap ed etico-sociale Grasp.

“Da due anni a questa parte, nella fase fenologica che precede la fioritura, all’interno dei nostri impianti vengono introdotte circa 10 arnie/Ha di Apis mellifera e altrettante di Bombus terrestris con l’obiettivo di migliorare l’impollinazione, peraltro operata anche dal vento, e di conseguenza la resa per ettaro”. Le opportunità per il biologico Raggiungere i 500 ettari entro il 2029, affermandosi come una delle principali realtà europee nella produzione di avocado biologico è l’obiettivo di Halaesa, nuova impresa agricola siciliana, e Società Benefit, nata nel 2022 come startup che si prepara a fare il suo ingresso ufficiale sul mercato italiano con il primo raccolto di avocado bio interamente made in Italy. Dispone di due centri operativi: uno a Tusa e l’altro a Noto. “Al settimo anno di produzione prevediamo una resa media di 130 quintali per ettaro, per un totale stimato di 6.500 tonnellate entro il 2029 -racconta Francesco Mastrandrea, ceo di Halaesa-. La domanda di tropicale di origine italiana cresce costantemente e parlare di nicchia non è più del tutto corretto: ci troviamo davanti a un mercato in fase di consolidamento. Ed è trainata da tre fattori: la ricerca di freschezza e tracciabilità da parte del consumatore; la riduzione dell’impronta ambientale rispetto ai prodotti importati via nave o aerea; la possibilità per la gdo di raccontare una filiera mediterranea con valori di sostenibilità e prossimità. L’Italia può essere competitiva però solo su produzioni di alta gamma, con standard elevati e certificazioni (bio, residuo zero, o integrata). Un ruolo chiave lo gioca l’agricoltura rigenerativa. Le criticità principali riguardano i costi di impianto e di gestione idrica, che richiederanno investimenti in infrastrutture irrigue efficienti; la disponibilità di materiale vivaistico certificato con portainnesti controllati e la necessità di una maggiore organizzazione di filiera”. Secondo il giovane ceo il futuro del tropicale made in Italy dipenderà dalla capacità di integrare innovazione agronomica e sostenibilità economica, puntando su tecnologie di monitoraggio climatico e idrico in tempo reale; pratiche rigenerative e cover crops per la tutela del suolo; diversificazione varietale per ampliare il calendario di raccolta; aggregazione di filiera per costruire una massa critica di prodotto programmabile. In chiave di prodotto premium si aprono spazi per la frutta tropicale biologica.

Brio sta investendo in nuove filiere italiane, a partire dall’avocado, con una partnership con produttori siciliani per sviluppare un progetto di valore, con raccolta da metà novembre a fine marzo. “L’obiettivo -spiega il responsabile commerciale Mauro Laghi- è assicurare qualità e continuità, presupposti fondamentali per far crescere il consumo del bio anche in questo segmento. Stiamo, inoltre, testando anche mango e frutto della passione con volumi, tuttavia, ancora contenuti. Lavoriamo anche su questi prodotti, però, con lo stile del Gruppo Alegra che significa visione di lungo periodo, attenzione alla filiera e approccio commerciale solido per garantire qualità e programmazione ai clienti e valore per i produttori”. Una banana meno “esotica” e bio Le banane Chiquita verranno coltivate per la prima volta in Italia, un’iniziativa pionieristica. Con le banane prodotto italiano, il brand avvia la produzione nel cuore della Sicilia insieme alla cooperativa agricola locale Alba Bio. La prima fase del progetto ha preso il via nell’ottobre 2025 con la messa a dimora di 20mila piante biologiche, per dare i primi frutti che saranno disponibili nei migliori punti di vendita già nel 2026. “Portiamo per la prima volta la coltivazione delle banane nel cuore del Mediterraneo, -rimarca Costabile Romano, direttore commerciale Chiquita in Italia-. Questo progetto esprime la nostra vocazione a mettere l’agricoltura e gli agricoltori al centro”.

Non c’è solo il made in Italy per la frutta esotica, ma anche il made in Europe. La nuova sfida di Dole Italia è portare la banana europea nella grande distribuzione italiana, il Plátano de Canarias Igp. Un prodotto premium, bio e di filiera, disponibile 12 mesi all’anno. Sempre di varietà Cavendish, si distingue rispetto alla tradizionale banana per la dimensione medio-piccola (circa 14 cm), il colore rosato, la puntinatura, dovute a un tempo di maturazione in pianta più lunga, che si traducono in una polpa dal color crema e dalla dolcezza, unita a un intenso aroma. Prodotta dal mondo Dole, dal consorzio del Platano di Canarias, e distribuita attraverso la cooperativa Coplaca (Cooperativa Platano Canarias) ed Eurobanan, la zona di origine è rappresentata dall’Arcipelago delle Isole Canarie, al di sotto dei 500 metri dal livello del mare: una zona montagnosa, con un’orografia accidentata che rende impossibile la meccanizzazione e quindi richiede l’utilizzo di pratiche agricole tradizionali. Il ruolo chiave della distribuzione Come far capire il valore della produzione italiana al consumatore? Uno dei progetti più significativi di Sicilia Avocado è il contratto di filiera Fdai Firmato Dagli Agricoltori Italiani con Lidl Italia. “Grazie a questa collaborazione ho portato l’avocado dell’Etna al centro dell’attenzione nazionale -ricorda Passanisi-. È stata una campagna che ha valorizzato il territorio etneo, il più piovoso del Meridione e naturalmente vocato alle colture tropicali, oltre al lavoro di una filiera che opera con trasparenza. Questa partnership ha dimostrato che il tropicale italiano può essere comunicato in modo credibile e distintivo, conquistando la gdo”.

Il primo test di distribuzione in esclusiva della banana europea di Dole con Cortilia ha dato esiti molto positivi. Si apre pertanto la seconda fase che guarda al mondo retail. “Qualche big player sta già entrando -spiega Giusto Curti, managing director Dole Italia-, come Dimar, per cui abbiamo creato anche dei materiali ad hoc da distribuire all’interno dei punti di vendita: il prodotto va anche spiegato. Per il packaging, la forma confezionata con il peso imposto riteniamo sia quella che la valorizza al meglio”. Per il ceo di Halaesa la distribuzione ha un ruolo fondamentale nel raccontare la filiera made in Italy legata a valori di sostenibilità. “Serve una collaborazione strutturata tra produttori e retailer, capace di comunicare insieme origine, freschezza e sostenibilità. Chi saprà unire dati di campo, trasparenza e storytelling territoriale potrà trasformare il tropicale made in Italy da fenomeno emergente a comparto stabile del sistema ortofrutticolo nazionale”. Nel marzo 2025 Spreafico ha lanciato l’Avocado Academy, uno strumento di collaborazione con la distribuzione, che unisce formazione, comunicazione e valorizzazione del prodotto. L’obiettivo è condividere le conoscenze e competenze, aiutando i partner della gdo a gestire e promuovere l’avocado nel modo più efficace possibile.

“Il nostro obiettivo -afferma il ceo- è che la distribuzione diventi parte attiva del racconto dell’avocado: per questo abbiamo previsto attività di co-marketing, materiali informativi e contenuti social mirati a coinvolgere il consumatore. Attraverso l’Academy realizziamo percorsi formativi dedicati al personale dei punti di vendita, con focus su maturazione, conservazione, gestione dello scaffale e tecniche di esposizione, ma anche campagne di comunicazione in store, pensate per valorizzare l’origine, la qualità e i benefici nutrizionali del prodotto”. Per Mc Garlet la comunicazione gioca un ruolo centrale nel posizionamento del tropicale italiano. “Le nostre attività si focalizzano su un packaging narrativo, capace di trasmettere al consumatore il valore dell’origine, il lavoro della filiera” rimarca Garletti. La linea Figaro, marchio dell’esotico made in Italy firmato Befruit, utilizza elementi iconici della cultura siciliana, come i carretti decorati; la gamma Gourmet valorizza il frutto singolo con confezioni curate e distintive. Ogni frutto è inoltre dotato di un bollino dedicato Figaro, che certifica l’origine italiana e garantisce tracciabilità e appartenenza alla filiera nazionale.

“Le campagne sviluppate con la distribuzione punteranno a rafforzare questo posizionamento, valorizzando freschezza, qualità organolettica e distintività”. Coop Italia: chi compra l’avocado italiano ripete l’acquisto Coop Italia è tra le insegne più attente all’evoluzione del tropicale made in Italy. “Il prodotto nazionale pesa circa il 2% sul totale venduto degli avocado, lo spazio per crescere è enorme -afferma Fabio Ferrari, responsabile Frutta e Import, direzione Freschissimi Coop Italia-. Seguiamo la produzione nazionale fin dagli albori e nel corso degli anni abbiamo realizzato la marca di insegna, sia sul prodotto convenzionale sia su quello biologico, con volumi in crescita di anno in anno, da 10mila kg di tre stagioni fa ai 35mila kg del 2025. Anche sul mango abbiamo realizzato la marca di insegna, ma in questo caso i numeri sono molto più limitati, sui 5mila kg, principalmente perché il periodo di commercializzazione è molto breve, dalle 2 alle 3 settimane, durante il mese di agosto”. Dal punto di vista organolettico l’avocado nazionale, fa notare, presenta una percentuale di sostanza secca più elevata, che ne esalta la “burrosità”, indicatore di qualità. Il prodotto nazionale, essendo una coltivazione agli albori, si presenta con frutti di calibro medio-piccolo e con scarsa omogeneità: “Si spera che con il passare degli anni le piante siano in grado di garantire pezzature un po’ più generose e omogenee”. I clienti che si approcciano a questo consumo, fa sapere il retailer, tendenzialmente ripetono l’acquisto nel tempo perché soddisfatti, nonostante il prezzo del prodotto nazionale superi di circa il 20% il prodotto di importazione, a dimostrazione della sensibilità crescente da parte del consumatore sul concetto di “italianità”. “Noi la evidenziamo con etichette personalizzate che riportano Prodotto in Sicilia”. Coop Italia segnala anche piccole produzioni di passion fruit e lime. “I volumi sono irrisori. Seguiamo con attenzione gli sviluppi di test che saranno effettuati in territorio siciliano sulla coltivazione di banane, pronti a recitare un ruolo da protagonisti anche su questo mercato”. •

The new wave of Made in Italy Tropical Fruit

Supply chain traceability, sustainability, organoleptic quality, freshness: several players are offering products grown in Southern Italy, starting with avocado, the superstar of large-scale retail sales

Some argue that this is the flipside of climate change, the one that changes productions, an idea not shared by everyone. We are talking about Made in Italy tropical fruit. Today, some areas of Southern Italy offer ideal soil and climate conditions for such species as avocado, mango, and passion fruit, once unthinkable at these latitudes. Italy has approximately 1,500 hectares of avocado and mango cultivation, concentrated in Sicily, but the area under cultivation is constantly growing. These high-value products, some of which are top sellers, like avocado, can therefore adequately remunerate the supply chain. And it is estimated that potentially suitable areas could reach approximately 10,000 hectares throughout Italy. Andrea Passanisi, founder of Sicilia Avocado, argued: ‘Some people, perhaps for marketing purposes, want to portray climate change as an ally of tropical crops. In reality, it represents this sector’s worst enemy: global warming brings extreme and unpredictable events, heat waves, sudden frosts, irregular seasons, prolonged droughts, floods, and tornadoes, which put agriculture in general, and tropical agriculture in particular, at risk’. Sicilia Avocado, Dal Tropico, and Etna Mango brands represent a structured and widespread agricultural supply chain across the Etna region, composed of dozens of small and medium-sized businesses, whose extension ranges from 2.5 to 30 hectares. Together, these companies cultivate approximately 260 hectares dedicated to Italian tropical crops. ‘We were born in the tropical fruit sector when almost no one in Italy was talking about it. We mainly produce avocados and mangoes, followed by papayas, lychees, and passion fruit, with a harvest season that extends practically year-round. Made in Italy tropical fruit, although a niche product with slow but gradual growth, has a bright future only if it remains sustainable. The Ionian-Etna volcanic area, the rainiest and most humid in Southern Italy, produces fruit with distinctive organoleptic and nutraceutic qualities. Here, certified organic avocado orchards exceed 28 tons per hectare. Tropical cultivation in forced, dry, excessively warm, or climatically unstable areas will hardly be competitive or responsible: it would require greater water consumption, intensive interventions, and higher costs’. The question, therefore, is not whether Italian tropical fruit can grow, but where and how. ‘If we continue to invest in research, supply chain, and local protection, Sicilian tropical fruit can become a top-quality specialty with growing volumes, without ever losing its identity as a healthy, sustainable product, deeply rooted in its volcanic soil’. According to Mc Garlet, Made in Italy tropical fruit was not born as an alternative to imports, which remain strategic, but rather a complement to the offering. Martina Garletti, purchasing manager, explained: ‘It is not a direct effect of climate change, but rather the consequence of production diversification driven by growing market demand. Our experience, gained over years, has allowed us to identify varieties particularly suited to Italian microclimates and to transfer agronomic skills that today also enhance the production areas of our Sicilian company Befruit, highly recognizable under Figaro brand’. The crops currently in production include Hass variety avocados, Glen and Kent mangoes, passion fruit, lychees, and pitahayas, for a total of approximately 50 hectares. ‘Avocado is expected to have the greatest impact in terms of volumes; mango, on the other hand, will remain a more limited production, as it requires areas very close to the coast and careful management to mitigate wind, saltiness, and temperature fluctuations’. Befruit is testing new varieties and species, also supported by Mc Garlet’s technical experience in the areas of origin. ‘Varietal research remains a key element to consolidate an increasingly stable, sustainable, and competitive Made in Italy offering’. Spreafico, too, engaged in avocado production, one of the central products in its development strategy. This project aims to reach by 2028 a total area of approximately 100 hectares of Hass avocado cultivation, located in the Gioia Tauro area of Calabria, which is proving to be one of the most suitable areas in the Country for this type of crop. The first 20 hectares are currently in production. Raffaele Spreafico, CEO of Spreafico, explained: ‘This is a long-term investment, which is part of a broader vision of diversification of the offer and strengthening of the national supply chain for exotic fruit category. The opportunity lies in occupying a limited but strategic market segment, where the added value of Italian origin constitutes a competitive advantage. Despite progress and growing interest, Made in Italy exotic categories are destined to remain a niche: climate constraints, availability of suitable land, and production costs will not allow for large-scale expansion. The real limitation remains profitability: yields do not always justify the costs and necessary investments. Another risk is creating false expectations among consumers, imagining that Made in Italy exotic fruit can replace imports in some market phases’. Orsero, which has been operating in Mexico for 25 years for avocado production, has decided to provide its expertise and know-how to develop this cultivation in Sicily. It entered into a partnership with Piante Faro, a local company that has been in the market for 50 years and specializes in the production of Mediterranean, subtropical, and arid climate plants. The production area is on the slopes of Mount Etna, between the municipalities of Giarre, Riposto, and Fiumefreddo. The main variety grown is Hass: the fruits, harvested between November and March, are distributed through both large-scale retail and traditional channels. Paolo Piccinni, sales manager for Fruttital Gruppo Orsero, explained: ‘The planted area is approximately 50 hectares, and the intention is to further expand it to 100’. The production process is carried out according to the standards set by the zero-residue regulations. ‘The goal is to combine production techniques compatible with the protection of natural environment with the technical and economic requirements of modern production systems, while simultaneously increasing the level of protection for the health of operators and consumers’. This crop’s mineral and water nutrition focuses on the use of humidity sensors and modern micro-flow fertigation systems, in order to limit water waste and groundwater contamination. This production has Global-Gap product and process certification and Grasp ethical and social certification. ‘For two years now, in the phenological phase preceding flowering, approximately 10 hives per hectare of Apis mellifera and an equal number of Bombus terrestris have been introduced into our cultivations, with the aim of improving pollination, which is also carried out by the wind, and consequently the yield per hectare’. Opportunities for organic farming The goal of Halaesa is to reach 500 hectares by 2029, establishing itself as one of the leading European producers of organic avocado. This new Sicilian agricultural enterprise and Benefit Corporation, founded in 2022 as a startup, is preparing to officially enter the Italian market with the first harvest of entirely Made in Italy organic avocados. It has two operation centers: one in Tusa and the other in Noto. Francesco Mastrandrea, CEO of Halaesa, explained: ‘In the seventh year of production, we expect an average yield of 13,000 kilograms per hectare, for an estimated total of 6,500 tons by 2029. Demand for tropical fruit of Italian origin is constantly growing, and calling it a niche market is no longer entirely accurate: we are facing a market undergoing consolidation. This demand is driven by three factors: consumers’ quest for freshness and traceability; a reduced environmental footprint compared to products imported by sea or air; and the opportunity for large-scale retail trade to showcase a Mediterranean supply chain based on sustainability and local origin. However, Italy can only be competitive with high-end products, meeting high standards and certifications (organic, zero-residue, or integrated). Regenerative agriculture plays a key role. The main challenges concern installation and water management costs, which will require investments in efficient irrigation infrastructure; the availability of certified nursery material with controlled rootstocks and the need for greater supply chain organization’. According to the young CEO, the future of Made in Italy tropical fruit will depend on the ability to integrate agronomic innovation and economic sustainability, focusing on real-time climate and water monitoring technologies; regenerative practices and cover crops for soil protection; varietal diversification to expand the harvest calendar; and supply chain aggregation to build a critical mass of programmable product. In terms of premium products, spaces are opening up for organic tropical fruit. Brio is investing in new Italian supply chains, starting with avocados, with a partnership with Sicilian producers to develop a high-value project, with harvesting from mid-November to the end of March. Mauro Laghi, sales manager, explained: ‘Our goal is to ensure quality and continuity, essential prerequisites to help grow organic consumption in this segment as well. We are also testing mango and passion fruit, although volumes are still limited. We are also working on these products, however, with the Alegra Group style, which means long-term vision, attention to the supply chain, and a solid commercial approach to guarantee quality and planning for customers and value for producers’. A less ‘exotic’ and organic banana Chiquita bananas will be cultivated in Italy for the first time, a pioneering initiative. With Italian bananas, the brand is starting production in the heart of Sicily together with the local agricultural cooperative Alba Bio. The first phase of the project began in October 2025 with the planting of 20,000 organic trees, to obtain the first fruits that will be available in the best stores as early as 2026. Costabile Romano, commercial director for Chiquita in Italy, explained: ‘We are bringing banana cultivation to the heart of the Mediterranean for the first time. This project expresses our commitment to putting agriculture and farmers at the center’. Exotic fruit is not just Made in Italy, but also Made in Europe. Dole Italia’s new challenge is to bring European banana, PGI Plátano de Canarias, to large-scale Italian retail. We are talking about a premium, organic, and locally sourced product, available year-round. This product, of the Cavendish variety, stands out from the traditional banana for its medium-small size (about 14 cm), its pinkish color, and its speckled appearance, due to a longer ripening period on the plant. These features result in cream-colored pulp and sweetness, combined with an intense aroma. Produced by Dole group, the Canarian Plantain Consortium, and distributed through the Coplaca cooperative (Cooperativa Platano Canarias) and Eurobanan, the area of origin is the Canary Islands archipelago, below 500 meters from sea level: a mountainous area, with rugged terrain that makes mechanization impossible and therefore requires the use of traditional farming practices. The key role of distribution How can we convey the value of Italian production to consumers? One of Sicilia Avocado’s most significant projects is the Fdai supply chain agreement signed by Italian farmers with Lidl Italia. Passanisi recalls: ‘Thanks to this collaboration, I brought Etna avocados to the forefront of national attention. It was a campaign that highlighted the Etna area, the rainiest in Southern Italy and naturally suited to tropical crops, in addition to the work of a supply chain that operates with transparency. This partnership has demonstrated that Italian tropical fruit can be communicated in a credible and distinctive way, captivating large-scale retail. The first test of exclusive distribution of Dole’s European bananas with Cortilia has yielded very positive results. Therefore, the second phase begins, looking to the retail world. Giusto Curti, managing director of Dole Italy, explained: ‘Some big players are already entering, such as Dimar, for which we have also created ad hoc materials to distribute within the store: the product also needs to be explained. As for packaging, we believe the packaged shape with the prescribed weight is the one that best showcases it’. According to the CEO of Halaesa, distribution plays a fundamental role in communicating the Made in Italy supply chain linked to sustainability values. ‘We need a structured collaboration between producers and retailers, capable of communicating origin, freshness, and sustainability together. Those who can combine field data, transparency, and local storytelling will be able to transform Made in Italy tropical fruit from an emerging phenomenon to a stable sector of the national fruit and vegetable system’. In March 2025, Spreafico launched the Avocado Academy, a collaboration tool with retailers that combines training, communication, and product promotion. The goal is to share knowledge and expertise, helping retail partners manage and promote avocados as effectively as possible. The CEO stated: ‘Our goal is for retailers to become an active part of the avocado story: for this reason, we have planned co-marketing activities, informational materials, and social media content aimed at engaging consumers. Through the Academy, we create training courses dedicated to store staff, with a focus on maturation, conservation, shelf management and display techniques, as well as in-store communication campaigns, designed to enhance the origin, quality, and nutritional benefits of the product’. According to Mc Garlet, communication plays a central role in the positioning of Italian tropical fruit. Garletti remarked: ‘Our activities focus on narrative packaging, capable of conveying to the consumer the value of the origin, the work of the supply chain. Figaro line, Befruit’s brand of exotic Italian fruit, uses iconic elements of Sicilian culture, such as decorated carts; the Gourmet range highlights the individual fruit with refined and distinctive packaging. Each fruit also features a dedicated Figaro stamp, which certifies its Italian origin and guarantees traceability and belonging to the national supply chain. ‘The campaigns developed with distributors will aim to strengthen this positioning, highlighting freshness, organoleptic quality, and distinctiveness’. Coop Italia: those who buy Italian avocados repeat their purchase Coop Italia is among the retailers most attentive to the evolution of Made in Italy tropical fruit. Fabio Ferrari, Head of Fruit and Import, Coop Italia’s Freschissimi direction, explained: ‘Domestic product accounts for about 2% of total avocado sales, and there’s enormous room for growth. We have been following national production since the very beginning and over the years we have created the brand name, both on the conventional and organic products, with volumes growing year after year, from 10 thousand kg three seasons ago to 35 thousand kg in 2025. We have also created the brand name for mangoes, but in this case the numbers are much more limited, around 5 thousand kg, mainly because the marketing period is very short, from 2 to 3 weeks, during the month of August. From an organoleptic point of view, national avocado has a higher percentage of dry matter, which enhances its ‘buttery’ feature, an indication of high quality’. The national product, as it is a cultivation at the beginning of its development, presents fruits of medium-small size and with poor homogeneity: ‘We hope that with the passing of the years the plants will be able to guarantee a little more generous and homogeneous sizes’. The retailer stated that customers who approach this consumption tend to repeat their purchase over time because they are satisfied, despite the price of domestic product is approximately 20% higher than imported one, demonstrating the growing consumer awareness of the concept of ‘Italian quality’. ‘We highlight this product with personalized labels that state ‘Produced in Sicily’’. Coop Italia also reports small-scale production of passion fruit and limes. ‘The volumes are negligible. We are closely monitoring the progress of tests that will be conducted in Sicily on banana cultivation, ready to play a leading role in this market as well’.

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