Il biologico è ormai una presenza stabile sugli scaffali di tutto il mondo. La domanda cresce ma cresce anche l’offerta e per un buyer, distinguere ciò che davvero porta valore, non è mai stato così complesso. È in questo contesto che l’Italia può offrire qualcosa di diverso: “organic produce with character”. Perché il tema non è il biologico “in quanto tale” ma è il biologico con caratteristiche riconoscibili, radicato in territori specifici, capace di offrire profili sensoriali e qualità costante. Prodotti che non sono intercambiabili con quelli di altri paesi, perché portano con sé tracciabilità, varietà autoctone, microclimi unici, e una cultura produttiva che punta alla coerenza più che al volume.
Chi acquista dall’Italia, infatti, non cerca solo conformità normativa, cerca affidabilità, continuità di fornitura, stabilità qualitativa e un racconto credibile da trasferire al consumatore finale.
In un mercato dove il bio tende a uniformarsi, la differenza sta nella capacità di offrire qualcosa che il cliente riconosce… e per cui è disposto a pagare. Per questo l’offerta italiana si posiziona su una combinazione che oggi i retailer internazionali considerano strategica: certificazione + identità. Il bio diventa un punto di partenza, non di arrivo, inserito in una proposta più ampia che punta sulla distintività, sulla precisione dei processi, sulla conoscenza di ciò che viene messo in assortimento. Per un buyer, significa un assortimento più leggibile, più premium, più difendibile anche a scaffale. Per il consumatore, significa qualità percepibile. Per l’Italia, significa un’opportunità di competere non sul prezzo, ma sul valore.
Il biologico da solo non basta più! Il biologico che racconta qualcosa, sì.
Cristina Lazzati
Editoriale di Fresh Point Magazine, n. 1 – 2026







