Melinda prevede per il 2026 una crescita del fatturato su base annua compresa tra il 10 e il 15%, trainata dall’aumento della produzione e da un buon livello qualitativo complessivo. La stima è indicata nel bilancio di previsione 2025-2026 del Consorzio, presentato ai soci.
Una marca forte e continui investimenti
L’ultimo raccolto è stato favorito da condizioni climatiche più favorevoli rispetto all’annata precedente, con un incremento della produzione complessiva pari a circa +10% e un miglioramento delle rese medie per ettaro. In crescita anche le mele Club, che continuano a rafforzare il proprio peso all’interno del paniere varietale Melinda, sia in termini di volumi sia di valore. Le mele presentano livelli qualitativi buoni e omogenei, nonostante gli effetti delle grandinate, rimasti comunque circoscritti a una quota marginale di prodotto.
La solidità del sistema Melinda permette di guardare con fiducia al prossimo bilancio. Cresce e si conferma strategico anche il fronte dell’export, sul quale Melinda ha investito con continuità negli ultimi dieci anni. Il bilancio di previsione conferma tuttavia la pressione crescente sui costi di produzione, legata al perdurare del trend inflazionistico. L’aumento dei costi energetici, dei servizi, trasporti, personale e degli input produttivi continua a interessare l’intera filiera. Si aggiunge l’impatto di questa stessa tendenza sul potere d’acquisto dei consumatori, che si traduce in comportamenti di spesa più prudenti, con possibili effetti sulla velocità di rotazione del prodotto sul mercato.
“Il bilancio di previsione evidenzia elementi positivi, pur in un quadro che richiede una certa cautela -ha dichiarato Ernesto Seppi, presidente del Consorzio Melinda-. Pesano la riduzione del potere d’acquisto dei consumatori e un contesto internazionale complesso, con ricadute sulla domanda. In questo scenario, la differenza continua a farla una marca forte, costruita nel tempo attraverso investimenti costanti in qualità, visibilità e reputazione”.
Il contesto europeo e italiano
Le più recenti stime indicano una produzione europea nell’ordine degli 11 milioni di tonnellate, con un incremento di circa +5% rispetto alle valutazioni di inizio campagna. Anche in Italia la stagione si caratterizza per livelli produttivi tra i più elevati degli ultimi anni. In controtendenza la Golden, varietà di riferimento per il mercato, che registra nel mese di gennaio una giacenza tra le più basse degli ultimi anni.












