La Piana di Bagheria, in provincia di Palermo, entra nella rete dei Presìdi Slow Food con il suo limone, un agrume che ha segnato la storia agricola ed economica del territorio. Sono undici i produttori che aderiscono al progetto e conferiscono il raccolto al Consorzio Apo Sicilia di Bagheria, che commercializza il prodotto. L’iniziativa punta a valorizzare una produzione tradizionale e a promuovere il recupero delle aree agricole collinari, segnate da decenni di abbandono.
La coltivazione dei limoni si è affermata dalla fine dell’Ottocento, quando la diffusione della fillossera danneggiò gravemente la viticoltura, favorendo la sostituzione dei vigneti con gli agrumi. Il limone, appartenente alla cultivar femminello, ha trovato condizioni favorevoli nei terreni drenanti, nelle falde superficiali e nel clima marino mite della pianura a est di Palermo. Il nuovo Presidio Slow Food è stato presentato ufficialmente a Terra Madre Salone del Gusto 2026, a Torino.
Il verdello e la tecnica della forzatura
Uno degli elementi distintivi della produzione è la possibilità di raccogliere limoni anche in piena estate grazie a una tecnica tradizionale legata alla gestione dell’acqua. Tra metà giugno e metà luglio, le piante vengono sottoposte a uno stress idrico controllato, riducendo l’irrigazione; quando iniziano ad appassire, ricevono abbondante acqua, che stimola una nuova fioritura. Il frutto ottenuto è il verdello, riconoscibile dalla buccia verde.
“Tra metà giugno e metà luglio alle piante viene somministrata poca acqua, inducendo uno stress idrico – spiega Antonio Fricano, referente dei produttori che aderiscono al Presidio –. Quando stanno per iniziare ad appassire, si irriga abbondantemente: in questo modo la pianta riparte e fiorisce. Nel giro di un anno il frutto è pronto per essere raccolto”.
Questa produzione ha rappresentato per decenni una risorsa economica importante per la zona. “Oggi, grazie agli scambi commerciali globali, anche in Italia è più facile trovare limoni freschi in estate che provengono dal sud del mondo. Appena mezzo secolo fa non era così e il verdello era apprezzato e richiesto, l’oro verde di questa zona della Sicilia”.
La coltivazione si distingue anche per la successione delle fioriture. Quella principale è invernale e dà origine ai primofiore, limoni gialli e affusolati, ricchi di succo. In primavera si raccoglie il bianchetto, dalla buccia biancastra, mentre a settembre si verifica un’ulteriore fioritura. Cambiano la forma, il profumo e la quantità di succo: i limoni estivi si caratterizzano invece per una maggiore presenza di oli essenziali nella buccia.
Una produzione legata alla storia del territorio
Lo sviluppo dell’agrumicoltura ricevette un impulso decisivo nel 1926, con la nascita del consorzio idro-agricolo e la realizzazione delle infrastrutture irrigue. “Per almeno mezzo secolo, dagli anni Venti fino agli anni Settanta, l’economia e la cultura di Bagheria sono state improntate alla coltivazione dei limoni” spiega Michele Balistreri, referente Slow Food del Presidio del limone della Piana di Bagheria.
Dopo una fase di abbandono alla fine del Novecento, dovuta anche alla concorrenza di produzioni provenienti da altre aree europee e internazionali, negli ultimi vent’anni la coltivazione ha conosciuto una nuova fase di popolarità. La tutela del prodotto mira anche a recuperare gli agrumeti collinari e a preservare il paesaggio.
“Quando il limone cominciò ad avere un grosso valore aggiunto, intorno alla metà del secolo scorso, tanti territori marginali furono trasformati in agrumeti, in particolare sulle colline prospicienti la costa. Oggi quelle aree portano i segni dell’abbandono iniziato negli anni Settanta e durato trent’anni: valorizzare questo agrume significa anche promuovere il recupero del territorio e preservare il paesaggio”.
Dalla cucina alle collaborazioni di filiera
Il limone della Piana di Bagheria trova impiego in granite, marmellate, sorbetti, liquori, bevande tradizionali e prodotti di pasticceria. Il succo viene utilizzato per esaltare i sapori di pesce, carni e fritti, mentre la scorza è impiegata nelle preparazioni dolci e salate. Il disciplinare del Presidio vieta i trattamenti chimici, consentendo l’utilizzo della buccia.
La valorizzazione commerciale passa anche attraverso nuove collaborazioni con il comparto agroalimentare. Il Presidio sarà protagonista di Bio in Sicily 2026, in programma a Bagheria dal 15 al 18 ottobre. Nel corso della manifestazione sarà sottoscritta una dichiarazione d’intenti tra il Consorzio dei produttori del limone della Piana di Bagheria, la Condotta Slow Food Bagheria e alcune aziende dell’agroalimentare siciliano, per favorire l’utilizzo di limoni e derivati provenienti dalla filiera del Presidio Slow Food.





