L’Europarlamento approva il Rapporto Lange sul Ttip

22

L’Europarlamento ha approvato oggi con la maggioranza assoluta di 436 voti favorevoli (su 750), la risoluzione sul Ttip, cosiddetto “Rapporto Lange” dal nome del relatore, l’eurodeputato Bernd Lange (S&D, Germania).

I punti votati. Il testo varato dal Parlamento Ue accoglie e fa proprie le istanze e le perplessità sollevate, negli ultimi mesi, dai cittadini europei e raccomanda i delegati alle trattative della Commissione (che saranno chiamati al decimo round di negoziati entro la fine di luglio) a mantenere la fermezza su alcuni punti considerati irrinunciabili come la sicurezza alimentare, la difesa delle denominazioni di origine comune, la creazione di meccanismi che possano limitare gli effetti distorsivi del mercato dati dalla volatilità dei prezzi e acuiti dall’andamento del cambio valutario, la richiesta di rivedere il sistema di arbitrato internazionale contenuto nella proposta di accordo di cui fino ad ora si è molto discusso.

I negoziatori Usa. La prossima patata bollente adesso è in casa Usa dal momento che è atteso entro la fine del mese e comunque per la data del prossimo round, l’ok del congresso al cosiddetto Fast Track, un provvedimento che legittima il presidente Obama a negoziare su questo trattato in modalità accelerata. Se il Congresso americano darà l’ok al Fast track le prospettive sono quelle di riuscire ad arrivare ad un accordo già per il prossimo anno.

«Il significato di questa risoluzione – spiega l’eurodeputata del Pd Alessia Mosca, subito dopo il voto in aula – ha una grande valenza politica perché riporta le istanze e le perplessità dei cittadini al centro dell’Europa e delle trattative. Si tratta di un gesto molto significativo in tempi come questi in cui gli organi europei sono fortemente sotto attacco»

La procedura. Il voto odierno del Parlamento non dà vita ad atto vincolante per la Commissione i cui delegati continuano ad avere le mani libere in sede di negoziati. Tuttavia politicamente rappresenta un vero e proprio macigno sul tavolo delle trattative non solo perché il Parlamento europeo è l’unico organo dell’Unione direttamente eletto dai cittadini ma anche perché se anche la Commissione siglasse un trattato che si discosta dalle indicazioni dell’Europarlamento, sarebbe sempre quest’ultimo ad avere l’ultima parola dal momento che spetta a lui l’approvazione definitiva del trattato.

Dall’altra parte della bilancia, per i negoziatori Ue guidati da Ignacio Garcia Bertero che è il direttore generale del commercio della Commissione europea, c’è il peso significativo della proroga di un altro anno dell’embargo russo che ha comportato non pochi problemi alle aziende ortofrutticole e in genere a tutti gli esportatori verso il mercato sovietico.

Il peso dell’embargo. «Un trattato di libero scambio con gli Stati Uniti – chiarisce Davide Vernocchi, presidente del settore ortofrutticolo di Fedagri- Confcooperative – aprirebbe le porte ad un mercato interessante fatto da 300milioni di abitati con un reddito pro-capite elevato. Ma non è un mercato raggiungibile per tutti i tipi di prodotti. Le pesche, ad esempio, ne resterebbero fuori proprio in considerazione della loro elevata deperibilità. Per raggiungere gli Usa in nave ci vuole circa un mese mentre l’impiego del traporto aereo creerebbe forti problemi per la competitività del prodotto. In ogni caso si tratta di accordi in via di sviluppo che non hanno alcuna influenza sulla campagna in corso, la seconda di embargo russo, per la quale abbiamo più volte invocato misure eccezionali a sostegno dei produttori».

L’ortofrutta. Guardando al comparto ortofrutticolo, i temi di principale rilievo sono: sicurezza alimentare, tempi e modi controlli condivisi su basi comuni sia in import che in export, dazi, barriere fitosanitarie, la tutela delle denominazioni di origine controllata che accorderebbe, fra le altre cose, una tutela giuridica contro le contraffazioni al Made in Italy che spopolano negli Usa, un accordo sul Bio e la previsione degli strumenti per contrastare gli effetti della volatilità del mercato anche alla luce dell’andamento dei cambi valutari.

«Gli statunitensi – precisa Paolo De Castro, relatore permanente della commissione agricoltura per il Ttip – sono molto interessati all’abbattimento delle barriere tariffarie mentre per gli europei, è importante il tema delle barriere fitosanitarie che permetterebbero di liberalizzare l’export di ortofrutta verso gli Usa, adesso sottoposto ad accordi molto restrittivi validi solo per due o tre tipi di prodotti. Ci auguriamo che i negoziatori si mettano al lavoro di buona lena nella direzione dei contenuti votati oggi dall’Europarlamento».

Il Trattato per la liberalizzazione del commercio tra le due sponde dell’Atlantico, è uno dei 17 accordi ai quali l’Ue sta lavorando per differenziare i mercati. Saranno conclusi entro la fine dell’anno quello con il Vietnam e con il Giappone mentre sono già stati siglati quelli con il Canada e Singapore che sono in attesa di ratifica.

Il commento del Ministro. Intanto, il ministro Maurizio Martina, che proprio domani sarà presente ad un incontro in Expo sulla sicurezza alimentare e che il 13 luglio prossimo ha in agenda il Consiglio dei ministri europei per le politiche agricole in cui si parlerà, fra l’altro, di embargo, ribadisce che «i punti irrinunciabili di questo trattato sono la tutela delle indicazioni geo protette, il rispetto degli standard qualitativi e della sicurezza alimentare. Questi punti – precisa il ministro – non potrebbero in ogni caso essere messi in discussione da un trattato che non può modificare i regolamenti comunitari sulla sicurezza alimentare peraltro in vigore da tanti anni». Con riferimento alla necessità di aprire nuovi sbocchi di mercato per il produttori di ortofrutta europei anche in conseguenza della proroga dell’embargo, conclude «Continuiamo a lavorare sull’export ed il peso che ha avuto l’embargo è stato significativo tuttavia, stando ai dati Istat, le esportazioni hanno tenuto bene nei primi quattro mesi dell’anno con una crescita proprio sul mercato Usa che per l’intero settore agroalimentare è stata del 20%».

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here