Un dossier “agrumi” arriva al ministero

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Un dossier sulla questione dell’ortofrutta siciliana è finito questa mattina sul tavolo del ministro all’Agricoltura Maurizio Martina. Si tratta di un documento che il presidente di Fruitimprese, Salvo Laudani, che è anche direttore marketing di Oranfrizer, ha discusso oggi in una riunione al ministero e che ha realizzato con l’obiettivo di individuare insieme al governo delle azioni mirate ma in grado di produrre effetti significativi sull’intera economia agricola della regione.

Le criticità. Fra le altre cose, il dossier punta i riflettori sulla situazione di emergenza causata dal virus tristeza che rende necessaria l’attività di riconversione di molti impianti produttivi con l’impego di significative risorse finanziarie che però i piccoli produttori non possono avere.

«Individuare un interlocutore istituzionale – spiega Laudani che abbiamo intercettato a Futurpera – è fondamentale anche per potere accedere ai finanziamenti comunitari. Ma questo dialogo tra produttori e politica in Sicilia di fatto è interrotto. Basti pensare che in soli tre anni della giunta Crocetta, l’assessore all’agricoltura è cambiato cinque volte. Troppe per permettere che si avvii un dialogo e ancor peggio per una programmazione. È anche per questo che la Sicilia è una delle regioni d’Italia che utilizza di meno le risorse comunitarie. Circa il 30% di quanto assegnato».

Su 70mila ettari di agrumeti la metà è stata colpita dal virus in modo endemico. «Se non ci sono risorse da spendere in poco tempo – ha precisato Laudani – tutta la filiera è condannata perché questa malattia non perdona».

Il supporto politico è importante anche perché i produttori arrivano a dovere affrontare questo problema dopo anni di redditività in costante calo. Ben diverso da come fu affrontato (senza oneri) il problema dagli spagnoli trent’anni fa quando la filiera “tirava”.

La questione è ancora più cogente perché si prospettano concrete possibilità sui mercati esteri per le arance di Sicilia che rischiano di non potere essere soddisfatte a causa della mancanza di prodotto. Basti pensare alla crescente richiesta sul mercato britannico o anche ai nuovi mercati dell’est che si stanno aprendo.

Insomma, oggi al ministero si è parlato di questo, della necessità di procedere senza indugio alla riconversione, della possibilità per i produttori di disporre di risorse adeguate, di avere un materiale di propagazione che sia assolutamente sano.

«Nel dossier – conclude Laudani – abbiamo ipotizzato alcune attività, pochi interventi che però siano in grado di avere un impatto rilevante sulla riqualificazione del settore non da ultima la ricerca che va sostenuta nell’attività di sviluppo di cloni in grado di resistere ai ceppi virulenti».

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