Più pere e mele dall’Emisfero Sud ma non pregiudicano la campagna

In crescita del 5% il piano di esportazioni di pere e mele provenienti dall’emisfero sud ma per i player nostrani non influirà sull’andamento positivo atteso per la seconda parte della campagna commerciale in Europa e Usa caratterizzata da una già forte presenza di offerta.
Vuoi per questioni legate al cambio valuta, vuoi per un naturale sbocco geografico del mercato, non si teme l’effetto accavallamento della produzione di pere e mele esportate dall’emisfero sud che, secondo le previsioni degli operatori, confluiranno nel mercato asiatico e mediorientale.
Secondo Wapa, l’associazione mondiale per le mele e le pere, le previsioni di produzione dell’emisfero sud per il 2015 riguardano complessivamente 5,5 milioni di tonnellate di mele (+5% rispetto all’anno scorso) e 1,6 milioni di tonnellate di pere (+7% rispetto al 2014).
DATI MELA. Per quanto riguarda le mele, secondo le previsioni Wapa, aumenteranno più significativamente i volumi provenienti dall’Australia (+13%), Nuova Zelanda (+13%) e Sud-Africa (10%). Più contenuto l’incremento di produzione in Brasile (+6%); Argentina (+2%) e Cile (+1%).
In particolare, i dati relativi all’Argentina non tengono ancora conto dei danni, non ancora stimati, di una estesa grandinata che ha interessato le aree coltivate a melo e che potrebbe ridurre ulteriormente i volumi.
Sul fronte delle varietà, le più prodotte sono le Gala (1,9 milioni di tonnellate pari a +6% rispetto all’anno precedente) ma gli incrementi più significativi tra un anno e l’altro sono state registrati per Granny Smith (+11%), le Golden Delicious (+10%) e le Cripps pink (+8%).
«Un conto è prevedere quante mele esportabili saranno raccolte – precisa Luca Granata, direttore di Melinda – e un altro è quanto esporteranno effettivamente anche perché bisogna poi fare i conti con le condizioni delle valute, più o meno forti e con la presenza, come in Europa, di già significativi quantitativi di mele».
In pratica, anche a causa dell’embargo russo, i quantitativi di mele che ingolfano il marcato europeo e americano, dove peraltro si sono registrati sin dalla prima parte della campagna commerciale prezzi bassissimi, non assicurerebbero agli esportatori dell’emisfero sud gli sbocchi attesi spingendo i loro volumi verso altri lidi come per esempio la piazza asiatica e mediorientale.
«Considerando che il mercato USA – si legge in una nota di Assomela – appare meno remunerativo, complice anche il secondo record di produzione in due stagioni consecutive e che una costante incertezza grava sul mercato Russo, è ragionevole prevedere un maggiore indirizzo di mele verso i mercati asiatici o del Medio Oriente».
DATI PERA. Per quanto riguarda le pere, secondo le previsioni di Wapa, i volumi crescono ancor di più rispetto a quelli delle mele (+7% 2015 su 2014) con produzioni record in Nuova Zelanda (+30%); Cile (+15%) e Argentina (+10%).
Le varietà più prodotte sono le Williams (per le quali sono previste incrementi dei volumi del 14%) mentre diminuisce fortemente la produzione di Beurre Bosc (-18%) e Forelle (-3%). Si registra, inoltre in Australia (dove la produzione cresce del 4%), la completata maturazione di piantagioni di peri coltivati a Packham.
Con questi dati gli operatori azzardano qualche previsione sulla seconda parte della campagna commerciale che si apre con una riduzione dei volumi nostrani del 20%, derivata dai prezzi bassissimi dei primi mesi che hanno fatto letteralmente volare le vendite.
«Nei mesi di novembre e dicembre – spiega Gabriele Ferri, responsabile commerciale di Pera Italia – c’è stata una vera e propria fuoriuscita di prodotto anche perché le catene Gdo hanno lavorato molto sui ribassi dei prezzi. In questo contesto è facile immaginare quali siano gli elementi di criticità per la produzione in arrivo dall’emisfero sud. Innanzitutto il cambio euro-dollaro con un dollaro debole che farebbe lievitare i loro prezzi del 15% rispetto ad un mese fa e che potrebbe non garantire agli esportatori i rientri attesi. Lo stesso dicasi sul mercato russo anche in conseguenza del valore bassissimo del rublo. Per questo siamo ottimisti e ci aspettiamo un finale di campagna commerciale positivo».

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