Grexit e canicola, due bombe sulla campagna estiva

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Canicola e Grexit sono le due bombe (l’una metereologica e l’altra politico-economica) sulla campagna estiva 2015 ed i loro effetti stanno iniziando a vedersi sin da questi ultimi giorni caratterizzati da un lato, da temperature elevatissime che hanno fatto schizzare il termometro con picchi superiori ai 40° e, dall’altro, da una forte tensione politica intorno alla vicenda Greca reduce dalla vittoria referendaria del “No” (ndr all’accordo con i creditori) voluto dal premier ellenico, Alexis Tsipras.

Effetto Grexit. Le aziende greche, che sono molto competitive in Europa con pesche, cocomeri e, ultimamente, kiwi, subiscono un contesto economico caratterizzato dall’impossibilità di accesso al credito, mancanza di liquidità perché le banche sono chiuse, e quindi una difficoltà effettiva di sostenere i costi di produzione e commercializzazione della frutta. Un quadro che inevitabilmente apre le porte agli speculatori, spinge sulla piazza europea, già ingolfata dall’effetto over-stocking dell’embargo russo, merce a prezzi ribassati e crea problemi su alcuni mercati mediterranei dove prima gli italiani la facevano da padroni come l’Egitto.

Il Car di Roma. I segnali che arrivano dal Car, il mercato all’ingrosso di Roma, riferiscono di una leggera flessione delle importazioni dalla Grecia dal momento che gli operatori di quel mercato sono fortemente appesantiti dalla grave situazione economica del Paese.

Tra ortofrutta e pesce, per volumi (2%) e valori (anche meno), la rilevanza del fresco ellenico sul movimento totale (20 milioni annui di quintali e 2 miliardi di euro di giro d’affari) di merci nel Centro Agroalimentare Roma è solo una goccia in mare.

«Sono prodotti freschi – precisa il top manager del Car, Massimo Pallottini minimizzando i rischi di un’invasione di produzioni scadenti – dotati dei certificati di qualità ineludibili per esportare in Europa. Convenienti nei prezzi, di qualità discreta e buona affidabilità, nel Car occupano il piccolo segmento di una nicchia. Se anche la Grecia uscisse o fosse esclusa dall’Unione o dall’Eurozona, è assurdo temere il crollo delle garanzie con cui vende il fresco agli euro-partner. Non sono “eccellenze”. Ma prodotti di qualità media, che perderebbero ogni sbocco europeo appena privati dei certificati di qualità per aumenti di antibiotici nei vivai o di pesticidi nei campi».

Pesche e susine. La situazione sui mercati esteri cambia. «In Egitto quest’anno – spiega Gianni Amidei, amministratore delegato di Alegra, la società di commercializzazione dell’Op bolognese, Apoconerpo che riunisce 44 cooperative – non stiamo più vendendo pesche. Sia chiaro, si tratta di un mercato in cui destinavamo circa il 2% del nostro export ma in questa campagna non è partito neanche quello. L’Egitto è un mercato caratterizzato da limitazioni all’importazioni di valuta di modo che gli importatori egiziani non possono acquistare merce per importi superiori a 50mila euro al mese. Sono aziende quindi alla ricerca di altre strade, magari meno trasparenti. Dall’altra parte invece ci sono i produttori greci che invece hanno bisogno di pagamenti cash e non tramite banche che sono chiuse. In questo caso la frutta greca, meno costosa, risulta molto appetibile per questo mercato».

La speculazione. La difficile e delicata situazione dell’economia greca, inoltre, apre le porte alla competizione sui prezzi. Si pensi ad esempio al caso degli importatori europei che hanno la possibilità di acquistare merce a prezzi ribassati per poi piazzarla sul mercato europeo con quotazioni competitive rispetto a quelle proposte dai produttori spagnoli o italiani.

«I grossi esportatori greci – continua Amidei – hanno sempre fatto accordi con la gdo o grandi importatori ortofrutticoli europei, soprattutto tedeschi, per avere un’anticipazione delle forniture. Si tratta di rapporti importanti e consolidati negli anni e non si può escludere che in questa campagna siano stati interrotti».

L’over-stocking. «Questi accordi – precisa Amidei – possono determinare dei ribassi sulle quotazioni. Tuttavia queste situazioni non sono così rilevanti da avere la capacità di influenzare l’andamento dell’intera campagna di pesche e susine. Il vero problema che l’ortofrutta Greca rappresenta per noi è che non possa andare in Russia a causa dell’embargo. È quello che crea problemi di over-stocking nel mercato dell’Unione».

Sulla stessa linea anche Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti: «Una Grecia in ginocchio con prezzi molto bassi potrebbe interessare gli importatori dall’estero determinando una situazione di guerra dei prezzi che potrebbe andare ad aggravare l’effetto embargo russo. Del resto lo abbiamo già visto con l’olio. Tuttavia ad oggi fa più paura la Spagna della Grecia».

Bene il melone. Diverso il discorso dei meloni dal momento che la campagna italiana ha avuto un significativo calo di volumi per il maltempo ad inizio stagione e un calo di superfici coltivate di circa mille ettari (circa 3mila tonnellate in meno di prodotto). Volumi che potrebbero contrarsi ulteriormente proprio per queste elevate temperature durante l’allegagione. Una situazione questa che si è tradotta in un’impennata dei prezzi di meloni e cocomeri.

«Grazie al caldo degli ultimi giorni – spiega Ettore Cagna, presidente dell’organizzazione interprofessionale del melone nonché presidente dell’azienda agricola reggiana Don Camillo – i consumi sono in forte aumento e questo ha fatto lievitare i prezzi con incrementi anche del 40%. Rispetto all’anno scorso, ad esempio, la cocomera la vendiamo con prezzi superiori al 30% ma la differenza va anche data dal fatto che la qualità del prodotto dell’anno scorso era stata inferiore a causa del maltempo della scorsa stagione».

L’effetto canicola. «Le richieste della frutta estiva di questi giorni – spiega Ilenio Bastoni, direttore generale di Apofruit – sono state mediamente superiori allo scorso anno al punto che i nostri magazzini stanno lavorando a pieno ritmo da 15 giorni. Le giacenze nei frighi sono limitate e la qualità del prodotto è buona. Ma nonostante questo si conferma la crisi strutturale derivata dall’eccesso di offerta rispetto alla capacità di assorbimento del mercato che non fa decollare le quotazioni di pesche e susine». In questo senso un altro prodotto che ha dimostrato una buona tenuta dei prezzi è stato quello delle albicocche anche in conseguenza di una significativa riduzione dei volumi (-30%).

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