Italia Zuccheri propone un patto per salvare la filiera dello zucchero made in Italy

E intanto sigla accordi di fornitura con l’industria e la gdo a prezzi sostenibili per la filiera e chiede all’Europa di verificare il rispetto delle regole sulla concorrenza da parte di alcuni produttori francesi e tedeschi

testo di Jessika Pini – video Luca Moroni

Dare valore alla commodity puntando su italianità e biologico e avviare un tavolo nazionale con il Governo, l’industria agroalimentare e la gdo per un Patto per lo zucchero italiano, sono questi i punti cardine della strategia avviata da Coprob – Italia Zuccheri per arginare l’ulteriore perdita di redditività che la coltivazione di barbabietola da zucchero ha subito a seguito della liberalizzazione del mercato europeo con la fine delle quote il 30 settembre 2017.

I problemi della filiera dello zucchero

A 8 mesi dal termine il settore si trova a fronteggiare un surplus produttivo di 3-4 milioni di tonnellate sul mercato europeo e di 12 milioni di tonnellate a livello mondiale determinate soprattutto dall’India, dalla Thailandia e in parte anche dall’Europa.

L’aumento degli stock comunitari non è assorbito dal mercato interno, che presenta una domanda in leggero calo, né dall’export, con un conseguente deprezzamento che l’Italia sta pagando in prima persona poiché il Sud Europa (deficitario) è diventato il bacino di smaltimento a quotazioni bassissime delle eccedenze dei Paesi del Nord che si accollano anche gli ingenti costi di trasporto.

Per la Cooperativa solo una produzione “regolamentata” può ridurre la distorsione del mercato. “Chiediamo inoltre all’Unione europea – afferma Claudio Gallerani, presidente Coprob – di investigare su eventuali violazioni delle regole della concorrenza da parte di alcuni produttori francesi e tedeschi sui mercati deficitari e in particolare in Italia e di poter attivare con urgenza l’ammasso privato, già contemplato dai Regolamenti comunitari”.

Nonostante la difficile situazione Coprob ha chiuso il 2017 con un risultato netto consolidato di 3 milioni di euro. Le vendite nel corso dell’anno hanno però subito un calo di 182 euro a tonnellata. Il risultato di esercizio è stato caratterizzato da una variazione di magazzino di 27 milioni di euro in negativo determinata dalla vendita di 17 milioni di giacenze e da una svalutazione del magazzino per 10 milioni di euro per allineare il prezzo di produzione 2017 al valore di mercato atteso nel 2018.

Partnership di fornitura con industria e gdo

Nel frattempo l’azienda, l’unica a rappresentare una filiera 100% italiana, punta su partnership di fornitura con le industrie agroalimentari per linee di prodotti realizzati con materie prime totalmente di provenienza nazionale e sta costruendo la filiera dello zucchero italiano biologico: nel 2019 conta di avere 1.500 ettari convertiti (oltre 10mila t di zucchero bio raffinato e grezzo) e a partire con la commercializzazione. “L’obiettivo – annuncia il direttore generale Stefano Dozio – è arrivare nel 2020 a valorizzare la metà della nostra produzione attraverso contratti con la grande industria e la gdo. Dal 2019 anche Nostrano (lo zucchero grezzo 100% italiano, ndr) sarà disponibile per la grande industria e inizierà la distribuzione di zucchero biologico”.

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