Dal primo giugno nuove regole per GlobalG.A.P.

globalg.a.p.

Cambio di regole per la certificazione GlobalG.A.P. che dal prossimo primo giugno fa il restyling dei requisiti di accesso e introduce nuove buone pratiche in agricoltura, la più importante delle quali quella che riguarda un uso più sostenibile dell’acqua.

Il tour GlobalG.A.P. Le regole previste dalla nuova version della norma, IFA v5, sono state presentate in anteprima nel corso della prima tappa del GlobalG.A.P. Tour che si è tenuta ieri e oggi ad Aguadulce, un comune dell’Almeria nel sud della Spagna, organizzato da Agrocolor, impresa pioniera nel settore delle certificazioni in Andalusia, Coexphal, cooperativa tra le più importanti del Paese, in collaborazione con l’Unione europea e la Camera di commercio di Almeria.

“Non è un caso – ha spiegato Elena Víboras, la Consigliera dell’Agricoltura della Giunta andalusa – che per la prima e unica tappa europea del tour GlobalG.A.P. 2015, che si svolgerà in quatro continenti, sia stato scelta questa area produttiva del Sud della Spagna. L’Almeria, con il suo patrimonio di serre, è la punta di eccellenza di tutta la produzione ortofrutticola non solo dell’Andalusia ma dell’intero Paese”.

I tempi. Il giro di boa nella normativa GlobalG.A.P. entrerà in vigore il prossimo primo giugno ma è prevista una fase transitoria, di adattamento, della durata di un anno. In pratica fino a maggio del 2016 i produttori potranno scegliere se certificarsi con la versione 4 (la più vecchia) o 5 (quella appena approvata) della normativa. Da giugno 2016, però, sarà obbligatorio certificarsi con la versione v5 mentre le vecchie certificazioni v4 resteranno valide fino a giugno 2017.  Il periodo di adattamento di un anno, quindi fino a giugno dell’anno pro vale anche per gli schemi omologati come, ad esempio, UneG.A.P.

image

In Almeria la maggior parte delle aziende è certificata GlobalG.A.P. (o a schemi omologati) questo accade perché quest’area produttiva ha appoggiato questa certificazione sin dal suo nascere, spinta dalla necessità di accrescere la qualità e la credibilità dei propri prodotti sul mercato internazionale.

Gli obiettivi. “Abbiamo deciso di cambiare queste regole – spiega Ignacio Antequera, team leader of technical key accounts di GlobalG.A.P. – spinti da una serie di esigenze che abbiamo riscontrato sia sul fronte della produzione che del consumo. Innanzitutto la semplificazione dello schema e il desiderio di allineare questi standard privati con quelli pubblici di modo da evitare duplicazioni. Abbiamo introdotto inoltre nuovi requisiti in materia di uso dell’acqua in agricoltura di fronte al sentito bisogno di prevenire eventuali crisi alimentari che potrebbero derivare da delle eventuali contaminazioni microbiologiche delle acque. I controlli sulla base delle nuove regole saranno più stringenti per le imprese nei primi due anni di adesione mentre, successivamente, tenderanno a normalizzarsi”.

Eccettuato che per le novità in materia di acqua, nessun costo sembra interessare le nuove buone pratiche necessarie per la certificazione che sono già state testate in 9 Paesi su un panel di 17 aziende dopo una fase consultiva iniziata nel 2012.

Le novità. In tutto quasi 400 i cambiamenti previsti nella nuova versione della normativa. Nell’ottica di semplificare sono stati eliminati 40 vecchi requisiti ma in compenso ne sono stati aggiunti altri 24 come quello, ad esempio, di elevare gli standard in materia di uso dell’acqua a quelli più stringenti previsti dalla legge, o, ancora, l’introduzione di un’analisi dei rischi di contaminazione microbiologica dell’acqua e l’installazione di impianti per prevcenire la contaminazione dei prodotti attraverso l’acqua.

Complessivamente i requisiti ai quali un produttore ortofrutticolo dovrà adeguarsi con la nuova normativa sono 218, 90 principali, 110 minori e 18 raccomandazioni. Il livello di non adeguamento tollerato è quello del 5% dei requisiti definiti minori.

Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi rimanere sempre informato iscriviti alla newsletter gratuita.

1 commento

  1. comunque si continua a fare le cose a metà, si perché questa certificazione per il consumatore finale non esiste, in quanto non sa neppure che ci sia.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here