Agrumi in Sicilia: si prospetta una campagna di qualità

L'intervista a Federica Argentati, presidente Distretto Agrumi di Sicilia, spazia dal rapporto con la gdo all'export per i principali prodotti agrumicoli dell'isola

“Secondo quanto rilevato da molti produttori associati al Distretto Agrumi di Sicilia, la nuova campagna agrumicola si preannuncia di estrema qualità”. È quanto afferma Federica Argentati, presidente del distretto con la quale abbiamo tracciato una panoramica sul settore e sui suoi sviluppi.

Qual è il valore della produzione di agrumi in Sicilia?

Parliamo di 638.245.000 di euro. Rappresenta il 13,62% del valore di tutta la produzione agricola siciliana secondo la fonte dell’Assessorato Agricoltura Regione Sicilia. Nell’isola le superfici agrumetate sono: 85.495 ettari, di cui 80.317 ettari in produzione mentre 19.124 ettari sono coltivati a biologico (Ismea/Crea).

Qual è la destinazione delle produzioni agrumicole siciliane?

Federica Argentati, presidente Distretto Agrumi di Sicilia
Federica Argentati, presidente Distretto Agrumi di Sicilia

Per il 75% il consumo interno allo stato fresco, commercializzata prevalentemente nella gdo e negli ultimi anni nei farmers’ market. Seguono la trasformazione industriale (20%) e l’esportazione del frutto fresco (5%). Gli agrumi biologici vengono per lo più esportati verso i mercati europei: il 70% della produzione è venduta all’estero, il 10% è destinato alla trasformazione, il restante 20% viene commercializzato in Italia come prodotto fresco, per metà nella gdo e per metà in mercatini e gruppi di acquisto solidali sui quali l’impatto del biologico è molto forte. Nel complesso la superficie agrumicola siciliana si ripartisce tra le colture dell’arancio (68,0%), seguita dal limone (22,7%), mentre mandarino e clementine complessivamente raggiungono una percentuale del 9,0%.

Come si profila questa campagna agrumicola sul piano quantitativo e qualitativo?

La campagna agrumicola 2018/2019 è cominciata già a settembre con i limoni verdelli e sta entrando nel vivo con le prime arance. Secondo quanto rilevato da molti produttori associati al Distretto, la nuova campagna si preannuncia di estrema qualità. Quest’anno non ci sono stati problemi di siccità e dunque anche la pezzatura degli agrumi non sembra presentare alcun problema. Il Distretto associa produttori di tutte le produzioni di eccellenza sul territorio siciliano, dall’unica arancia Dop, l’Arancia di Ribera, alle IGP Arancia Rossa di Sicilia, Limone di Siracusa e Limone Interdonato. A questi sta per aggiungersi anche il Limone dell’Etna, che ha da poco completato i passaggi per il riconoscimento dell’Indicazione geografica tipica. In più, il Mandarino tardivo di Ciaculli, già presidio Slow Food e anch’esso in attesa di riconoscimento e tante produzioni biologiche che completano il quadro d’eccellenza della produzione agrumicola siciliana.

Qual è il rapporto con la gdo?

Siamo convinti che la produzione riuscirà ad approvvigionare bene anche la grande distribuzione. Il nostro obiettivo è sempre di più quello di puntare sulla qualità e sul valore delle nostre produzioni, facendone un segno distintivo da quelle provenienti da altri mercati. Lungi da noi l’idea di impedire la concorrenza, ma certamente ci batteremo per ottenere una maggiore reciprocità di trattamento soprattutto per quanto riguarda le barriere fitosanitarie: servono più controlli in ingresso, almeno pari a quelli imposti alle nostre esportazioni. Spesso non è così.

Cosa può dirci dell’export?

“Per quanto riguarda i mercati esteri il comparto deve riuscire ad organizzarsi ancora meglio favorendo le sinergie e l’aggregazione per rispondere efficacemente alle richieste da parte della gdo del Nord Europa, compreso il mercato tedesco, che dimostra un crescente interesse per gli agrumi siciliani. Resta poi il nodo dei mercati più lontani. L’embargo alla Russia continua a tenere chiuso un mercato che si stava espandendo in modo redditizio. L’export verso la Cina, invece, diventa più vicino grazie allo sblocco da parte del governo italiano della possibilità di trasporto aereo, fino ad oggi non consentito. A breve, dunque, Alibaba, il gigante cinese del commercio che già da tempo ha richiesto di avviare la commercializzazione delle nostre arance all’interno dei propri punti di vendita in Cina, potrà finalmente avviare la vendita del nostro prodotto”.

Come vi ponete nei confronti dei Paesi del Mediterraneo che producono agrumi?

“Di recente, nell’ambito del progetto Social Farming 2.0, realizzato dal Distretto Agrumi di Sicilia e Alta Scuola Arces con il contributo non condizionato di The Coca-Cola Foundation, abbiamo affrontato questo tema. Con i rappresentanti di Marocco, Tunisia e Turchia si è evidenziata la necessità di una maggiore cooperazione anche sul lato tecnico e produttivo in particolare sui temi dell’irrigazione e della logistica”.

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