Pac post 2020, l’Italia potrebbe perdere dai 3,4 ai 9,7 miliardi

Le simulazioni in un documento della Direzione generale agricoltura della Commissione Ue. Per De Castro necessario "evitare che la Pac diventi un salvadanaio da cui attingere per le nuove politiche europee"

La Commissione europea a Bruxelles

Dai 3,4 ai 9,7 miliardi in meno in sette anni, dopo il 2020. A tanto potrebbe ammontare per l’Italia il taglio del bilancio Pac al 15% o al 30% secondo un documento della Direzione generale agricoltura della Commissione Ue, di cui l’Ansa ha preso visione. Il testo fa parte dei documenti di simulazione realizzati da diverse Direzioni generali in risposta ai tre scenari principali proposti da Bruxelles nella comunicazione sul futuro bilancio pluriennale Ue, che dovrà fare i conti con il post Brexit.

 

De Castro: “La nuova Pac non deve essere un salvadanaio”

“Solo con una Pac forte e adeguatamente finanziata ha commentato Paolo de Castro, primo vice-presidente della Commissione Agricoltura e sviluppo rurale – sarà possibile raggiungere gli obiettivi economici, sociali e di sostenibilità che ci siamo prefissati e nonostante si tratti ancora solo di simulazioni le notizie arrivate in merito ai possibili scenari di tagli al bilancio Ue sono fortemente preoccupanti”.

“Il nostro impegno – ha fatto sapere De Castro – sarà quello di evitare modifiche nel bilancio dell’agricoltura e soprattutto evitare che la Pac venga vista come il salvadanaio a cui attingere per il finanziamento di nuove politiche. Non è giusto che siano gli agricoltori a pagare per le nuove politiche europee”.

 

Gli effetti sulle aziende agricole secondo le simulazioni

Il primo scenario, denominato “di riferimento”, applica un taglio lineare degli stanziamenti attuali Pac del 15% a prezzi correnti, il secondo ripete l’esercizio con tagli del 30%, mentre la terza ipotesi è quella dello status quo. Oltre a mostrare l’impatto sulle casse dei diversi paesi, la Dg Agri difende il capitolo di bilancio della Pac elencando gli effetti negativi sulle aziende agricole grandi e piccole, sulla stabilità del reddito degli agricoltori e sui diversi settori, con allevamento, cereali e colture proteiche a soffrire di più.

Nel testo si esamina anche l’ipotesi del co-finanziamento nazionale che “provocherebbe forti squilibri tra Paesi”, minando alle fondamenta “il mercato unico dei prodotti agricoli”. Nello scenario ipotizzato di una partecipazione finanziaria del 30% da parte dei paesi alla spesa per gli aiuti diretti agli agricoltori, il saldo sarebbe positivo per alcuni contributori netti. Per Italia, Germania e Olanda i risparmi teorici dei contributi al bilancio Pac eccederebbero i costi addizionali per il co-finanziamento.

 

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