Servono interventi strutturali per superare la logica dell’emergenza idrica

Come riporta Terra e Vita, il problema dell’approvvigionamento idrico per l’agricoltura italiana si sta facendo via via sempre più serio. I dati dell’Anbi (l’Associazione nazionale dei Consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue) parlano chiaro: soprattutto al Nord Italia in questo 2017 si rilevano capacità praticamente dimezzate rispetto allo scorso anno, ma anche nel resto della Penisola la situazione non è certo rosea.

Un piano strutturale, per gestire la situazione presente e futura

“Di fronte a questo scenario – commenta Francesco Vincenzi, presidente di Anbi – c’è una sola scelta: un piano nazionale degli invasi, soprattutto al Nord, per trattenere le acque di pioggia, abbinando funzioni agricole, ambientali e di salvaguardia idrogeologica. La crisi idrica non è solo un problema del settore agricolo, cui spetta la priorità d’utilizzo dopo l’uso umano, ma interessa molteplici funzioni economiche del territorio e, stante l’abbassamento delle falde, obbliga a riflettere anche sul futuro della risorsa idropotabile come testimonia la decisione esemplare del sindaco del comune di Asolo, nel trevigiano, che ha bloccato il proliferare di piscine ad uso privato”.

Seppur in molti territori si riesca a far fronte alla domanda a fatica, è necessario pensare al futuro: ” Ci sono molte preoccupazioni per il protrarsi del periodo di siccità – sottolinea il presidente del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale, Alberto Asioli – a oggi abbiamo già distribuito circa 16 milioni di mq di acqua , un 20% in più rispetto allo stesso periodo del 2016. In pratica un livello climatologico e di distribuzione che solitamente si raggiunge indicativamente verso metà luglio. Fino ad ora siamo comunque riusciti a soddisfare tutte le richieste irrigue che ci sono pervenute, con la massima attenzione al risparmio e alla salvaguardia di questa fondamentale risorsa. La speranza è che il Po continui ad avere una portata sufficiente affinché il Cer (Canale Emiliano Romagnolo) possa continuare ad attingere e distribuire l’acqua ai Consorzi associati, tra i quali il nostro”.

Oltre la speranza sulla portata del Po arrivano le parole di Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia – Agricoltori Italiani Ferrara: “Parlare di emergenza siccità o, al contrario, di emergenza per eccesso di pioggia non ha più senso. Il nostro clima ha subito modifiche che ormai fanno parte delle sue caratteristiche intrinseche, non sono fatti eccezionali ma delle costanti e per affrontare cambiamenti straordinari servono misure strutturali straordinarie. Parlo di intervenire sul Po con un’opera capillare di bacinizzazione, come hanno fatto in altri stati con altri grandi fiumi – penso alla Senna o al Reno – per garantire il livello idrico dei bacini e la qualità dell’acqua. Il Consorzio di Bonifica Ferrara aveva già effettuato uno studio di fattibilità nel 2011-2012, poi accantonato per problemi di tagli di bilancio, che penso si dovrebbe rivalutare con attenzione”.

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