Imballaggi, la Gdo punta su quelli in plastica

Cresce l’utilizzo degli imballaggi in plastica a sponde abbattibili e riutilizzabili nei canali della grande distribuzione a dimostrazione che alcuni produttori si stanno specializzando verso questo canale ma legno e cartone ondulato sono i packaging più diffusi nel mercato tradizionale e nell’export.

Lo rivelano i dati diffusi, in occasione di Macfrut 2015, dal primo rapporto dell’Osservatorio statistico sulle confezioni del Cso, che Bestack, in collaborazione con Cpr, ha realizzato nel corso dell’ultimo anno.

Il progetto. «Il campione – ci ha spiegato Claudio dall’Agata, direttore di Bestack – rappresenta il 3% della produzione italiana. È significativo ma non rappresentativo dal momento che ha una forte vocazione all’export e si sta specializzando sulla Gdo. L’obiettivo del prossimo rapporto è quello di comporre un campione più rappresentativo e introdurre anche dei dati economici».

«Servono – chiosa Paolo Bruni, presidente di Cso – molti elementi per poter costruire un’analisi solida che vada al cuore del problema di come riuscire a costruire maggior valore aggiunto alla produzione ortofrutticola anche attraverso le confezioni. Per questo, occorre l’aiuto di tutti, il più possibile libero da approcci di parte, puntuale sul tema, e trasparente, per trovare il punto di maggiore profitto per tutto il settore».

I numeri. Complessivamente, la base dei soci Cso intervistata rappresenta una produzione di oltre un milione di tonnellate annue pari a circa 120 milioni di imballaggi utilizzati. In termini di rappresentatività si tratta del 25% della produzione nazionale di pesche, 35% di nettarine rispetto al sistema organizzato italiano, 30% di kiwi e 50% di pere.

I dati raccolti rivelano che tra il 2011 e il 2014, è cresciuto l’uso di imballaggi in plastica a sponde abbattibili, riutilizzabili, che passano dal 23% nel 2011 al 28% nel 2014, a conferma della specializzazione progressiva nella Gdo.

I canali di vendita. Facendo un focus dei canali commerciali, emerge che nel mercato tradizionale, come ad esempio quello dei negozi al dettaglio, il legno ha un ruolo preponderante (47%), segue il cartone (40%), plastica monouso (6%) e plastica riutilizzabile poco presente.

La situazione si inverte nel settore della Gdo dove, per contro è preponderante, la plastica riutilizzabile (45%), seguita da cartone (40%), plastica monouso (10%, in crescita nel periodo preso in esame) e legno (4%).

Sul mercato estero, infine, c’è una netta predominanza degli imballaggi in cartone ondulato (70%) ma è in aumento l’uso della plastica riutilizzabile, che passa dal 16 al 23%. Le altre tipologie di imballaggio sono poco significative (legno, 4%, e plastica monouso, 10%).

«Sulle lunghe distanze – ha precisato dall’Agata – gli imballaggi monouso sono più economici, sostenibili e meno complessi da gestire perché proteggono e conservano meglio il prodotto specie durante i transit-time che superano i venti giorni. Sul mercato interno, se parliamo di Gdo, la confezione è spesso una scelta che viene imposta».

Le tipologie di prodotto. Da un’analisi per tipologia di prodotto imballato, infine, si registra che per pesche e nettarine il più usato è il legno (50%), segue il cartone ondulato (più del 30% ma con un trend di crescita significativa). La situazione cambia sul kiwi con il cartone ondulato che la fa da padrone assoluto in tutti e tre i canali commerciali, grazie alla forza delle politiche di marca.

Per le pere il legno rappresenta l’80% nel dettaglio tradizionale mentre la Gdo richiede invece sempre più diffusamente cassette di plastica a sponde abbattibili. Seppur con un trend decrescente, il cartone resta l’imballaggio più utilizzato per l’export.

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