Almaverde Bio market apre a Parma e studia uno special-store a Roma

almaverde bio market

Apre a Parma, nel cuore della food valley italiana, il quarto Almaverde Biomarket. Dopo il debutto milanese e le recentissime aperture a Bologna e Reggio Emilia, il progetto innovativo di store ideato da Organic Food Retail (controllata da Ki Group) e realizzato in collaborazione con Almaverde Bio, il primo marchio italiano di Bio, punta sul concept che, per la sola area degustazione, ha sviluppato, fino ad ora, margini di crescita, superiori al 40%.
IL FORMAT E I FRESCHI. Il progetto di negozio è sempre lo stesso: da un lato il punto vendita con una vasta gamma di prodotti, compresi quelli provenienti dal territorio, dall’altra il bistrot che punta sulla componente essenziale della degustazione e della conoscenza diretta dei valori del benessere.
«Quello che ci differenzia dalle altre catene bio – ha spiegato a margine dalla conferenza stampa di oggi Michele Mazzaro consigliere delegato di Organic Food Retail nonché consigliere di amministrazione di Ki Group – è anche la particolare attenzione ai freschi attraverso la distribuzione di ortofrutta made in Italy fornita quotidianamente da Almaverde bio e attraverso la partnership con i produttori locali per il banco salumi e formaggi».
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IL MARKET. Oltre 3.700 gli articoli in vendita market da circa 300 metri quadrati (circa 100 quelli esclusivamente dedicati agli scaffali). Tutti i fornitori devono garantire gli standard qualitativi imposti da Organic Food Retail e superare le costanti verifiche degli organismi di certificazione previsti dal piano industriale.
Un network che punta a diventare una vera e propria catena di distribuzione del bio basata su una rete di negozi diretti o in affiliazione che hanno, sul fronte dell’assortimento, un approccio category ossia un’impostazione delle gamme di prodotto per fasce numeriche e di prezzo. Venti quelli in programma di aprire nei prossimi tre anni con un ritmo di cinque all’anno.
IL BISTROT. Partner d’eccezione per l’avvio dell’area food, Luciano Monosilio, lo chef stellato più giovane d’Italia legato alla Food Genius Academy, che ha ideato le ricette speciali per i piatti total-bio, dall’antipasto al dolce, e per i panini. Unica eccezione al format standard è lo store di Reggio-Emilia dove, per ragioni di spazio, non è stato allestito il bistrot ma dove, in ogni caso, è possibile degustare i menu e i piatti curati da Luciano Monosilio attraverso un comodo e pratico servizio take away.
«Con questo format – continua Mazzaro – ci permette di creare una sorta di circolarità esperienziale per il cliente che si ritroverà poi sugli scaffali gli stessi prodotti proposti nei menù del bistrot».
LA ROAD MAP. Prossimo step della strategia di Organic Food Retail è quello di sviluppare un’attività di scouting attivo finalizzato alla ricerca di location strategiche per lo sviluppo di punti vendita diretti su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo della società milanese è quello di realizzare cinque affiliazioni all’anno (venti in tre anni), mantenendo un ruolo cruciale e di pieno controllo nelle fasi più critiche della realizzazione dei punti vendita ossia la progettazione e l’applicazione del concept, la gestione del cantiere, il lancio e l’avvio del negozio e la start up gestionale.
Fra le aree sotto stretta osservazione ci sono la direttrice Emiliana, l’asse Milano-Venezia e Roma. Su quest’ultima città, di più difficile approccio, Organic Food Retail sta ideando un progetto specifico e in linea con la particolarità del mercato della Capitale. «Ci poniamo – conclude Mazzaro – anche come alternativa a potenziali privati schiacciati dalla gdo che vogliono cambiare insegna e allo stesso tempo cambiare filosofia. A loro possiamo offrire una opzione solida e reale».

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