Vernocchi, Alleanza Cooperative: “Con i Paesi extra-Ue scambi non paritetici”

Viceversa si chiede ai Paesi europei di stilare appositi protocolli e superare barriere non tariffarie per l’export nei Paesi extra-Ue

Davide Vernocchi, coordinatore dell'ortofrutta dell'Alleanza delle Cooperative agroalimentari

“Sull’importazione di prodotti ortofrutticoli dai Paesi extra-Ue va fatta un’importante riflessione, perché si tratta di scambi commerciali non paritetici che non avvengono con le stesse regole, né alle stesse condizioni”. La denuncia arriva al Fruit Logistica di Berlino, l’appuntamento internazionale più importante per l’ortofrutta, da Davide Vernocchi, coordinatore del settore ortofrutticolo dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari (1030 cooperative associate che producono la metà di un comparto tra i più forti del made in Italy che vale oltre 12 miliardi di euro.

“Mentre l’atteggiamento europeo nei confronti delle importazioni – spiega Vernocchi – è possibilista, ossia l’ingresso dei prodotti in Europa è sempre autorizzato, viceversa i Paesi extra-Ue chiedono agli europei (o a un solo paese in caso di negoziati stipulati con singoli stati membri) di stilare appositi protocolli, ossia di dimostrare di possedere un sistema in grado di garantire che un determinato batterio o patogeno non possa essere presente su un prodotto che intendiamo esportare. Si tratta di un approccio alquanto restrittivo che rende indispensabile, per aprire nuovi mercati di sbocco al nostro export, attendere anni di lavoro per la stesura di protocolli fitosanitari molto laboriosi.”.

“Su questi aspetti, auspichiamo – ha aggiunto Vernocchi – che le future  missioni di alto livello della Commissione, in particolare la prossima visita in Cina, siano sempre più finalizzate all’ottenimento di condizioni favorevoli per una veloce chiusura dei protocolli proposti dai vari Stati Membri, come nel caso del protocollo italiano delle pere e delle mele, cosi come sulla negoziazione per  il kiwi in Giappone  giunta alle sue battute finali ma che va chiusa rapidamente per consentire l’apertura del mercato per la prossima campagna”.

Secondo Vernocchi “l’export resta la strada maestra per rafforzare la competitività del comparto ma per aumentare la nostra quota di export, che supera di poco i 4 miliardi di euro, occorre puntare con forza ai Paesi extra-Ue.

 

Fondamentale il valore della reciprocità socio-ambientale

“La politica nazionale e comunitaria – ha aggiunto Vernocchi – deve assumere maggiore consapevolezza su questi temi e mettere a punto strumenti adeguati che contrastino le logiche di prezzo al ribasso portate avanti da alcuni paesi produttori come quelli del Nord-Africa, ma anche del sud est asiatico, del sud America e anche della Turchia. Continuare a subire l’import selvaggio dei Paesi extra-Ue può arrecare gravi danni al nostro sistema. Un ettaro di frutteto espiantato in Italia significa 500 /600 ore lavorative perse in un anno in una sola azienda agricola, senza considerare l’impatto negativo che coinvolge tutta la filiera.”

“Ma in tema di reciprocità, c’è un altro concetto importante – prosegue Vernocchi – che è quello della sostenibilità socio-ambientale, che va di pari passo con quella economica (ovvero l’equa remunerazione dei produttori), che fa riferimento ad aspetti quali la salute dei consumatori, la salvaguardia ambientale e il rispetto dei diritti dei lavoratori, che escluda ogni forma di sfruttamento a partire dai salari.

 

Le cooperative valgono quasi 9 miliardi di euro nell’ortofrutta italiana

Con una cifra record di 514 imprese (su un totale di 3000), anche quest’anno è italiano il contingente più numeroso che partecipa da oggi al Fruit Logistica di Berlino, la fiera internazionale più importante del settore. “Ci tengo a precisare che più della metà delle aziende italiane presenti sono cooperative”, ha commentato Vernocchi, coordinatore del settore ortofrutticolo dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, che con oltre mille cooperative ortofrutticole associate e quasi 9 miliardi di euro di fatturato, esprime più del 50% del valore della produzione ortofrutticola nazionale commercializzata.

 

 

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