A maggio 2020 il Simposio internazionale delle fragole

Torna in Italia dopo 32 anni, con visite in campo dalla Basilicata al Nord Italia e un cuore convegnistico in Romagna

Il Simposio internazionale delle fragole, che si svolgerà in Italia, sarà distinto in tre momenti: scienza, tecnologia (con visite in campo) ed educazione
Il Simposio internazionale delle fragole sarà distinto in tre momenti: scienza, tecnologia (con visite in campo) ed educazione

Il Simposio internazionale delle fragole torna in Italia a 32 anni di distanza. L’evento della Società internazionale per la scienza orticola (Ishs) vedrà una serie di convegni al Palacongressi di Rimini dal 2 al 5 maggio 2020, con una giornata finale il 6 maggio 2020, nei padiglioni fieristici, in occasione di Macfrut.

L’organizzazione affidata al Crea (Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura sede di Forlì) e all’Università Politecnica delle Marche

Bruno Mezzetti, del dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Politecnica delle Marche
Bruno Mezzetti (Università Politecnica delle Marche)

Dal 1988, quando si tenne a Cesena il primo International Strawberry Symposium, la manifestazione è stata sempre organizzata all’estero.  Per il ritorno nel Belpaese il Simposio prevede una serie di appuntamenti itineranti, con visite in campo dalla Basilicata al Nord Italia e un cuore convegnistico in Romagna. A farsi carico dell’organizzazione della manifestazione, pronta ad accogliere centinaia di ricercatori da tutto il mondo, sono stati il Crea (Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura, sede di Forlì) e l’Università Politecnica delle Marche.

A Macfrut si è parlato del futuro delle fragole: serve qualità superiore

Nella seconda giornata di Macfrut si è tenuta una tavola rotonda per fare il punto sul settore delle fragole in vista della manifestazione, che sarà distinta in tre momenti: scienza, tecnologia (con visite in campo) ed educazione (con il coinvolgimento di giovani studenti). “È una vetrina in cui il nostro Paese deve mostrarsi nel modo migliore possibile, senza rivalità. Non ci sono altri Paesi al mondo in cui, viaggiando per 7-800 chilometri da nord a sud, si possano trovare tecniche di coltivazione così diverse e varietà così diverse” ha esordito Gianluca Baruzzi del Crea.

Nella tavola rotonda si sono confrontati Mirco Zanelli (direttore commerciale di Apofruit, che per le fragole collabora con l’azienda Piraccini Secondo), Jacopo Diamanti di Civ (Salvi Vivai e Vivai Mazzoni), Primo Anselmi (Aposcaligera), Gianluca Savini (Sant’Orsola), Juan Carlos Garcia (Cuna de Platero – Huelva), Pietro Ciardiello (cooperativa Sole), Carmela Suriano (Planitalia e club Candonga).

Dal confronto è emerso come la produzione romagnola sia sostanzialmente stabile, mentre nel Veronese risulta in calo. Le produzioni italiane sono più frammentate rispetto a Paesi come la Spagna (là un’azienda produce in 600 ettari: in Italia per arrivare alla stessa estensione servono oltre un centinaio di imprese) e servirebbe una strategia concertata a livello europeo.

La ricerca sulla fragola in questi anni sembra aver parlato più al produttore (che chiede precocità e quantità) e meno al mercato (che vuole prodotto omogeneo in periodi lunghi). Per il futuro è avvertita la necessità di prodotti qualitativamente superiori.

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