Concorrenza sleale in agricoltura, quasi il 50% dei casi riguarda i prezzi

Una relazione della Commissione europea evidenzia, grazie a 178 indagini svolte nel comparto agricolo, il ruolo delle antitrust europee

Mancato rispetto del divieto di accordi sui prezzi o pratiche protezionistiche del mercato interno. Su queste e altri tipi di violazioni delle norme Ue l’intervento delle autorità europee garanti della concorrenza può aiutare gli agricoltori a migliorare le condizioni di vendita dei loro ai grandi acquirenti o alle cooperative. Lo dimostrano i risultati di un’indagine condotta e appena pubblicata dalla Commissione Europea sull’applicazione delle norme antitrust al settore agricolo.

 

Le maggior parte delle violazioni riguarda trasformatori o  trasformatori e dettaglianti

Le autorità europee garanti della concorrenza hanno condotto 178 indagini nel settore agricolo e quasi la metà di tutte le violazioni della concorrenza individuate ha riguardato casi di accordi sui prezzi vietate dalle norme Ue in materia di concorrenza (anche se il regolamento Ocm prevede alcune deroghe per alcuni settori agricoli o per quelli che si trovano in situazioni particolari, ad esempio di crisi). Nella maggior parte dei casi si trattava di trasformatori concorrenti al fine di fissare il prezzo all’ingrosso (ad esempio, per lo zucchero e la farina) o trasformatori e dettaglianti al fine di fissare il prezzo di vendita al consumo (ad esempio, per i prodotti lattiero-caseari, la carne o l’olio di girasole). Altre infrazioni hanno preso la forma di accordi sulla produzione, sullo scambio di informazioni o sulla ripartizione dei mercati.

Secondo la relazione, l’attività delle autorità europee garanti della concorrenza ha permesso agli agricoltori di beneficiare di migliori condizioni commerciali per i loro prodotti. In particolare, il rapporto indica i casi in cui le autorità europee garanti della concorrenza hanno messo termine alle pratiche utilizzate dai grandi acquirenti che miravano a ridurre i prezzi pagati agli agricoltori ed hanno applicato le sanzioni previste. Gli agricoltori avrebbero beneficiato anche di condizioni più vantaggiose nei rapporti con le cooperative.

 

Vietato proteggere il mercato interno

Secondo la relazione della Commissione europea alcuni Stati membri hanno talvolta cercato di imporre dei limiti alle importazioni di determinati prodotti agricoli provenienti da altri Stati membri per proteggere il proprio mercato interno, una pratica vietata. Diverse autorità garanti della concorrenza hanno esaminato e annullato una serie di accordi collettivi, in virtù dei quali, ad esempio, gli agricoltori di un determinato Stato membro cercavano di ostacolare le vendite degli agricoltori di altri Stati membri.

Le antitrust europee hanno fornito orientamenti su come interpretare e applicare il diritto della concorrenza nel settore agricolo, ad esempio con la pubblicazione dei prezzi da parte delle organizzazioni del settore, e hanno condotto indagini settoriali sul funzionamento della catena dell’approvvigionamento. In particolare l’attenzione si è focalizzats sulla trasmissione dei prezzi lungo la catena e all’equilibrio del potere contrattuale tra gli agricoltori e gli altri livelli della catena.

 

Le Op possono aiutare gli agricoltori nel fare massa critica

Secondo Margrethe Vestager, Commissaria per la Concorrenza “la relazione fornisce informazioni illuminanti sul prezioso lavoro che le autorità europee garanti della concorrenza svolgono nel settore agricolo, in particolare per proteggere gli agricoltori dalle pratiche anticoncorrenziali”.

“Non dimentichiamo – ha commentato Phil Hogan, Commissario per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale, che gli agricoltori occupano un posto speciale nell’ambito del diritto della concorrenza. Le Op (organizzazioni dei produttori) riconosciute possono aiutarli a rafforzare la loro posizione all’interno della catena dell’approvvigionamento”.

Il riconoscimento delle organizzazioni dei produttori da parte delle autorità nazionali è ampiamente utilizzato nel settore ortofrutticolo che detiene quasi il 50 % dell’offerta commercializzato, ma anche nei settori del latte, della carne, dell’olio d’oliva e dei cereali. Nell’Ue – principalmente in Francia e in Spagna – esistono inoltre 128 organizzazioni interprofessionali riconosciute.

La relazione sottolinea inoltre come l’articolo 152 del regolamento Ocm, introdotto nel gennaio 2018 dal regolamento omnibus, preveda una deroga all’applicazione delle norme antitrust per le Op e per le loro associazioni.

 

Il confronto sulla direttiva Ue contro le pratiche sleali nell’ambito del trilogo

Sulla base delle informazioni acquisite grazie alla relazione, la Commissione proseguirà, con le parti interessate del settore agricolo e con gli Stati membri, il Parlamento europeo e il Consiglio, il dialogo sulle scelte politiche relative all’applicazione delle norme in materia di concorrenza al settore agricolo in vista della futura direttiva Ue sulle pratiche sleali. La Commissione intende inoltre intensificare il monitoraggio del mercato, in particolare per quanto riguarda i contratti collettivi che segmentano il mercato interno.

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