Coldiretti, nocciole cancerogene nella black list dei cibi più pericolosi

Sono quelle provenienti da Turchia e Azerbaigian. Anche le arachidi dall'Egitto nella lista nera

Le nocciole dalla Turchia e dell'Azerbaijan sono nella black list di Coldiretti degli alimenti più pericolosi, in base alle notifiche del Raff 2018, il sistema di rapido allerta dell'Ue sugli alimenti
Le nocciole dalla Turchia e dell'Azerbaijan sono nella black list degli alimenti più pericolosi elaborata da Coldiretti

Per la presenza di aflatossine cancerogene, le nocciole provenienti dalla Turchia e dall’Azerbaigian e le arachidi dell’Egitto rientrano tra i prodotti alimentari più pericolosi per la salute e la sicurezza alimentare. Lo ha comunicato Coldiretti, che ha diffuso una black list, sulla base dei dati Rasff 2018.

Nel 2018 sono state 398 le notifiche d’allarme inviate all’Unione Europea: l’83% dei prodotti non è made in Italy

La black list diffusa da Coldiretti, con i primi dieci alimenti più pericolosi del 2018
La black list diffusa da Coldiretti, con i primi dieci alimenti più pericolosi

Il dato emerge da un’elaborazione sui dati del Rassf, il Sistema di allarme rapido per gli alimenti e i mangimi dell’Ue, relativi al 2018. Nel 2018 in Italia è scoppiato più di un allarme alimentare al giorno per un totale di ben 398 notifiche inviate all’Unione Europea durante l’anno – ha fatto sapere Coldiretti –. Ben 194 hanno riguardato prodotti provenienti da Paesi dell’Unione Europea (49%), 134 da Paesi extracomunitari (34%) e solo 70 (17%) prodotti made in Italy. “Quattro prodotti su cinque pericolosi per la sicurezza alimentare provengono, pertanto, dall’estero (83%)” ha rimarcato.

Secondo Coldiretti i prodotti extracomunitari sono, inoltre, 4 volte più pericolosi di quelli comunitari e 12 volte di quelli del made in Italy come evidenzia una ricerca dell’Efsa relativa alla presenza di pesticidi rilevati sugli alimenti. Il numero di prodotti agroalimentari extracomunitari con residui chimici irregolari è risultato, infatti, pari al 4,7% rispetto alla media Ue dell’1,2% e ad appena lo 0,4% dell’Italia.

“Italia apripista”: con la nuova legge si potrà conoscere la provenienza della frutta per succhi, conserve o marmellate

 Il neopresidente nazionale dell'associazione Coldiretti, Ettore Prandini
Il neopresidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini

In occasione della presentazione della legge n.12 dell’11 febbraio 2019 sulle nuove norme relative all’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti, Coldiretti ha puntato il dito contro il fatto che un quarto della spesa degli italiani resti ancora anonima. Con marmellate, succhi di frutta, insalate in busta e frutta e verdura essiccata esclusi (tra altri prodotti) dall’obbligo della provenienza della materia prima. E questo nonostante “3 italiani su 4 siano disposti a spendere di più per il made in Italy”.

Grazie alla nuova legge sarà finalmente possibile – ha spiegato Coldiretti – conoscere la provenienza della frutta impiegata in succhi, conserve o marmellate. “Di fronte all’atteggiamento incerto e contradditorio dell’Unione Europea che obbliga a indicare l’etichetta per la frutta fresca, ma non per i succhi, l’Italia, che è leader europeo nella trasparenza e nella qualità, ha il dovere di fare da apripista nelle politiche alimentari comunitarie” ha sottolineato il presidente Ettore Prandini. Il ministro dello Sviluppo e del Lavoro Luigi Di Maio, partecipando all’evento Etichetta day di Coldiretti, ha parlato di  “rivoluzione dell’etichettatura” che sarà aiutata anche dalle nuove tecnologie come la blockchain.

 

 

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