Cosa significa per l’export F&V il libero scambio tra Usa e area Pacifico

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Non son rose e non c’è da aspettarsi che fioriranno. Firmato il Tpp, l’accordo fortemente voluto da Obama che liberalizza gli scambi commerciali tra Stati Uniti e le principali potenze del Pacifico (eccetto la Cina) ossia Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Messico, Perù, Cile, Vietnam, Singapore, Brunei e Malesia.

Il settore F&V. L’accordo – che complessivamente rappresenterà il 40% del commercio mondiale – favorirà, tra l’altro, i grandi esportatori ortofrutticoli di quell’area (come i colossi emergenti del Sud-America o l’industria del kiwi neozelandese) che avranno carta bianca sui grandi importatori aderenti all’intesa come il Canada, ad esempio, o anche il Giappone. In quest’ultimo Paese, Zespri prevede di risparmiare 15 milioni di dollari l’anno a titolo di dazi che non dovrà più pagare ed una crescita, nei prossimi 5 anni, del 9%.

Considerati questi aspetti, va da sé che la firma del trattato Tpp si inserisce con prepotenza nelle trattative di un altro accordo internazionale, quello tra usa e Ue (il Ttip) che vorrebbe replicare tra le sponde atlantiche il “fast truck” commerciale (una specie di corsia preferenziale) oggi incassato nel Pacifico.

La sponda Atlantica. «Con il raggiungimento dell’intesa – ha commentato Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo – diventa ancor più urgente siglare rapidamente il Ttip. Il rischio, qualora non si dovesse arrivare a un prossimo accordo tra Ue e Usa, è quello di dover sottostare agli standard definiti nel patto tra Usa e Paesi del Pacifico, standard inferiori rispetto a quelli europei che da sempre difendiamo con determinazione. Serve quindi, ora più che mai, un’accelerazione dell’iter negoziale da parte dell’amministrazione Obama, ma serve anche un maggiore protagonismo dei primi ministri europei. Lo scorso luglio il Parlamento europeo ha espresso a larga maggioranza la propria posizione in favore dell’accordo Ue-Usa, evidenziando in maniera puntuale rischi e opportunità per i diversi settori. Confidiamo che, anche grazie a questo imponente lavoro di indirizzo, si possano finalmente compiere i prossimi decisivi passi per siglare un accordo che ha tutti i numeri per dare nuova linfa all’economia dell’Unione, creando lavoro e occupazione».

I negoziati Ttip. Il prossimo appuntamento per i negoziati Usa-Ue è fissato dal 3 al 6 novembre a Washington e si svolgerà in un clima ben diverso da quello di apparente stallo che aveva caratterizzato gli ultimi incontri. Adesso Obama, è più forte contrattualmente, grazie al fatto che ha già incassato l’accordo sull’area pacifica anche se sa che deve ancora passare le forche caudine del voto al congresso dove già si respira l’aria da piena campagna elettorale e dove è lecito attendersi che il trattato con l’Europa sarà usato come pomo della discordia tra gli sfidanti repubblicani e democratici e nonostante il ruolo strategico dell’Unione europea, principale alleato politico statunitense sullo scenario globale.

L’Italia. «Spero tanto – ha detto Maurizio Martina, ministro italiano dell’Agricoltura – che la firma del Tpp, possa in qualche modo aiutare la stretta dell’accordo sul versante Atlantico ma è ancora presto per dire se le trattative si velocizzeranno. È un negoziato complicato, con temi tutt’altro che banali non ancora risolti. I dossier agricoli, ad esempio, sono molto delicati, e noi per primi siamo consapevoli di questa delicatezza. Non dimentichiamo che è stata proprio l’Italia, durante la sua presidenza in Europa, a determinare la pubblicità degli atti della trattativa, cosa fondamentale per dare corretta informazione ai cittadini. Continuo a pensare che il Ttip sia un’opportunità sia per l’Europa che per gli Stati Uniti, in particolare sul versante agroalimentare. Naturalmente in questa trattativa noi dobbiamo difendere la specificità del modello agricolo e agroalimentare europeo, a partire dalle indicazioni geografiche. Questa è sempre stata la nostra priorità fondamentale».

la strategia di Zespri. Nelle more del perfezionamento dell’accordo sul pacifico (per cui si prevedono ancora sei mesi prima della sua entrata in vigore), i grandi player di quell’area, come Zespri, iniziano a scaldare i motori ben consapevoli che quello che si è appena liberalizzato è uno dei mercati più vivaci dell’attuale scenario mondiale.

«Il Tpp– spiega Lain Jager, amministratore delegato di Zespri  – sarà capace di generare molto valore per l’industria del kiwi neozelandese anche per via dell’eliminazione dei dazi in 12 Paesi dell’area del Pacifico. L’effetto più immediato in tempi stretti lo registreremo in Giappone che è il principale mercato di Zespri dell’area e dove nel 2015 abbiamo pagato circa 15 milioni di dollari di dazi che sarebbero equivalenti a risparmi di circa mille dollari per ettaro per i nostri produttori. Grazie all’accordo prevediamo di incrementare le vendite in Giappone del 9% nei prossimi cinque anni. Diverso il discorso su Corea e Taiwan dove i dazi erano già stati aboliti grazie ad accordi bilaterali con il nostro governo».

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