Verso un tavolo regionale per la Candonga

Un tavolo tecnico che fa capo alla Regione Basilicata e che dovrebbe portare alla realizzazione di un marchio regionale per le produzioni tipiche locali, potrebbe rappresentare la vera svolta commerciale per l’intera produzione di fragole Candonga, tipica coltura (premium) del metapontino.

Le opportunità. Quello che manca, infatti, è proprio l’attività di coordinamento da parte di un soggetto terzo che riesca a ricomporre, per lo meno sul fronte commerciale, l’eccessiva atomizzazione produttiva che rappresenta un punto debole importante per l’accesso ai principali mercati esteri, come ad esempio quello britannico o, ancora di più, quello tedesco (la cui domanda di fragole premium come la Candonga registra dati di continua crescita) dal momento non si riesce a realizzare la massa critica necessaria, i volumi importanti, richiesti dai canali della Gdo di quei Paesi.

Il club. «Per la prossima campagna – spiega Carmela Suriano, amministratore delegato del Club Candonga – ci aspettiamo una produzione di fragole “Top quality” di circa 15mila tonnellate ma per potere cogliere le occasioni presenti sui mercati esteri, occorrerebbe almeno raddoppiare i volumi. Per questo stiamo spingendo sulle nuove adesioni al club con l’obiettivo per la prossima stagione di portare il numero dei soci da 15 a 20 e aumentare le superfici coltivate del 15%. Sarebbe un peccato sprecare queste occasioni anche perché i feedback che abbiamo dai nostri contatti nelle catene della Gdo inglesi o tedesche, come ad esempio Edeka, ci trasmettono un forte interesse verso questo prodotto e la possibilità di realizzare margini importanti indubbiamente superiori a quelli che mediamente si ottengono normalmente».

I numeri. I volumi già ci sarebbero, dato che attualmente la produzione complessiva di Candonga in Basilicata si gioca su 750 ettari che raccolgono ogni anno circa 30mila tonnellate. Il problema è mettere insieme tutte queste teste per impedire che ad ogni campagna si verifichi l’effetto “sovrapposizione commerciale” del tutto inutile ed evitabile (attraverso un’attività di programmazione) dato che comunque la richiesta del mercato per questo prodotto supera di molto la domanda al punto che, pensando alla sola vendita in Italia, ogni anno siamo costretti ad importare qualcosa come 44mila tonnellate di fragole.

La produzione. Nel panorama di piccole e piccolissime aziende del territorio, effettivamente qualche realtà più importante che produce Candonga, non associata al Club, già c’è. Si pensi ad esempio al gruppo Apofruit, primo produttore di fragole in Italia con impianti dislocati tra la Basilicata (dove si coltiva Candonga), la Campania (con la varietà Sabrina) e la Romagna che però non aderisce al Club.

«La nostra strategia per la Candonga – spiega Ilenio Bastoni, direttore generale di Apofruit – punta tutto sul nostro marchio Solarelli con cui vendiamo il 50% della produzione locale destinata soprattutto al mercato italiano che ci garantisce una crescita media annua del 20%. In questo settore non abbiamo ancora sviluppato delle strategie per l’export».

Le prospettive. In questo senso, il tavolo di lavoro di cui si sta discutendo negli uffici della direzione regionale Agricoltura, potrebbe ben rappresentare quel soggetto terzo in grado di mettere a confronto tutti gli operatori del comparto.

«La regione Basilicata – ci anticipa Suriano – sta pensando ad un marchio per le produzioni del metapontino. In questo senso, un tavolo di lavoro aperto ad hoc potrebbe diventare un punto di confronto tra i produttori sotto la regia dell’ente regionale se non altro per programmare l’approccio al mercato. Sono convinta che il coordinamento commerciale apporterebbe molto in termini di valore aggiunto al nostro prodotto che non è ancora adeguatamente valorizzato sul mercato».

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