Romagnoli gioca la carta “patata americana di Anguillara”

È partita da due settimane l’operazione “patata americana di Anguillara” che porta, per la prima volta, questa eccellenza della provincia padovana sugli scaffali della Gdo. L’operazione parte con i supermercati di centro e nord Italia e della Sardegna, ma l’obiettivo è quello di incrementare la rete di distribuzione a tutto il territorio nazionale già dalla prossima campagna sempre s il test commerciale che si farà quest’inverno porterà ai risultati attesi.

Confezione supermercato

Il progetto. È questa la sintesi del piano di valorizzazione commerciale messo in piedi grazie alla partnership tra il comune di Anguillara (cuore della produzione padovana di questo rizoma) e due importanti aziende del settore pataticolo italiano, ossia Romagnoli e Unica.

L’accordo ruota intorno al marchio di denominazione comunale (De.co.) registrato dall’amministrazione di Anguillara ad aprile dello scorso anno e volto a creare una sorta di ombrello per tutte le produzioni tipiche locali.

«L’idea del marchio – ci spiega il sindaco di Anguillara, Luigi Polo – nasce per tutelare tutte le produzioni tipiche locali attraverso la sottoscrizione di un disciplinare. Oltre alla patata, ci sarebbe anche un formaggio di questa zona. Ma fino ad ora hanno aderito al marchio solo i produttori di patate americane, che rappresentano circa la metà della produzione di Anguillara».

Campo patata di anguillara

I numeri. Si tratta di 50 ettari su un totale di 100 che producono circa 300 tonnellate l’anno di patate certificate di cui, quest’anno, 150 saranno quelle destinate per il nuovo canale commerciale della Gdo in questa prima campagna di test.

Per potere dare il via all’operazione commerciale, anche Romagnoli e Unica hanno aderito al marchio De.co. accettando le relative condizioni imposte dal disciplinare di produzione.

«L’idea di portare questo prodotto nella Gdo – ci spiega Roberto Chiesa, direttore generale di Romagnoli F.lli Spa – mi ronzava nella testa da due anni. La patata rossa mi ricorda le merende della mia infanzia. È una varietà molto gustosa e nutriente eppure si fa fatica a trovarla nei supermercati. Per riuscire a trovare la varietà che avesse la giusta qualità abbiamo fatto una lunga attività di scouting prima di arrivare ad Anguillara. La differenza per questo tipo di prodotto la fa il terreno in cui è coltivata, che qui è particolarmente argilloso, ma anche i metodi di produzione artigianali».

Patata di Anguillara-stoccaggio

Le sfide. La difficoltà di meccanizzare questa produzione, è stata una delle criticità da affrontare. Trattandosi di una radice e non di un tubero, e quindi di un prodotto molto più delicato, quasi tutte le fasi di lavorazione devono essere svolte a mano. Sicché la vera sfida di questo piano di commercializzazione è stata quella di rendere più redditizia questa coltura attraverso un aumento della stagionalità.

«Vogliamo creare una continuità dell’offerta estendendo la commercializzazione – continua Chiesa –da due a 5 mesi, almeno fino alla fine di febbraio. Per far ciò stiamo cercando di applicare a questo prodotto le stesse tecnologie di refrigerazione applicate per le patate comuni. La cella frigorifera, insomma, è la stessa ma cambiano le condizioni di conservazione come, ad esempio, la temperatura o il tasso di umidità. Se riusciamo a prolungare la conservazione mantenendo inalterata la qualità potremmo programmare meglio la campagna sottraendo i coltivatori dal rischio di invenduto o di eccessi di produzione».

I vantaggi. Sarà a carico di Romagnoli e Unica anche le fasi logistica e di confezionamento. L’alleggerimento da questi adempimenti determina, per i produttori, un incremento delle rese di circa il 13%.

«Buoni margini – conclude Chiesa – sono attesi anche per il distributore dal momento che si tratta un prodotto di nicchia, per esperti e per questo può essere venduti al consumatore anche a 2,19 euro al chilo».

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