Pera Igp in odor di co-branding con le due Newco

Già dalla prossima campagna ci potrebbero essere in commercio il doppio dei volumi di pera Igp dell’Emilia-Romagna. Tutto dipenderà se l’iter di modifica del disciplinare di produzione avviato la scorsa estate dal Consorzio si concluderà per tempo e, naturalmente, se i produttori attesi richiederanno di aderire. Le aspettative degli operatori, su questo punto, sono ottimistiche.

I plus. L’estensione delle superfici certificate segna un passo importante nella pericoltura emiliano-romagnola (500mila tonnellate ogni anno) per via, soprattutto, dell’incremento di valore aggiunto al prodotto.

Il vantaggio commerciale che ne deriverebbe avrebbe già mosso l’interesse delle due Newco della pera (Opera e Origine, entrambe socie del consorzio) che, in un’eventuale operazione di co-branding con il prodotto certificato (come è stato fatto in passato con i marchi Solarelli e Valfrutta Fresco) potrebbero arrivare a trovare un minimo comun denominatore.

Le modifiche. Le richieste di modifica del disciplinare, attualmente al vaglio del Mipaaf, riguardano, sostanzialmente un adeguamento ai tempi delle tecniche colturali con l’introduzione di due nuove varietà precoci (la Santa Maria e la Carmen) che anticiperebbero la stagionalità a giugno; il raddoppio della densità degli impianti da 3mila e 6mila piante per ettaro (con un incremento della produttività di un terzo, da 300 a 450 quintali per ettaro); la modifica della temperatura di stoccaggio e, infine, la razionalizzazione delle modalità di confezionamento ai fini di una migliore tracciabilità con l’obiettivo di dare visibilità all’etichetta dell’indicazione geografica protetta anche con il prodotto sfuso.

«Se l’Ue dovesse ratificare le modifiche al disciplinare – precisa Pierluigi Lenzarini, presidente del consorzio pera Igp dell’Emilia-Romagna – stimiamo, nell’immediato il raddoppio delle superfici certificate perché sono tanti i produttori che aspettano il via libera dell’Ue per aderire».

Le adesioni. Ma tra le nuove adesioni possibili non ci sono solo le aziende già impegnate nella coltivazione di pere. Le possibilità di mercato per una produzione ad alto valore aggiunto, potrebbero infatti spingere alla riconversione anche i coltivatori di pesche in fase di dismissione delle colture perché poco redditizie. Gli areali delle due produzioni, infatti, in alcuni casi, coincidono dal momento che si tratta sempre delle province di Ferrara, Modena, Bologna e, in parte, anche Ravenna.

Cauti sulle prospettive di mercato che si dischiudono, i due vertici di Opera e Origine. «Prima di individuare una strategia commerciale – spiega Luca Granata, alla guida di Opera – bisogna vedere di quanti volumi si parla».

«L’identificazione del prodotto – spiega Ilenio Bastoni, alla presidenza di origine – con l’origine di provenienza è sicuramente un fatto positivo e l’estensione delle coltivazioni Igp certamente porterà dei vantaggi ai produttori. Riguardo alla possibilità di mettere un bollino Igp alle pere commercializzate dal gruppo Origine, la valuteremo quando avremo la certezza dei volumi».

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