Il ruolo strategico della Serbia

Belgrade cityscape on Danube

La Serbia è uno dei mercati più vivaci nello scenario ortofrutticolo internazionale. Ciò è dovuto al ruolo che gioca nel trade da e per l’Est Europa che in un anno le ha permesso di raddoppiare il fatturato dell’export nonostante un significativo calo dei prezzi. Un trend destinato a crescere ancora grazie al “corridoio verde” verso la Russia, voluto da Mosca per agevolare l’approvvigionamento di prodotti agricoli.

La sua posizione geografica strategica, nel cuore dei Balcani, riflette anche quella politica ed economica. Se da un lato figura fra i primi Paesi in lizza per entrare nell’Ue, dall’altro si dimostra un polo produttivo e logistico interessante non solo per la Russia (che cerca nuovi fornitori per compensare il gap derivato dagli embarghi a Ue e Turchia), ma, in genere per tutta la periferia orientale europea oltre che per Ankara, che spinge per ampliare la cooperazione agricola con Belgrado.

 

Corridoio verso est

Risale a metà marzo l’incontro tra il ministro dell’Agricoltura serbo Snezana Bogosavljevic Boskovic e l’ambasciatore turco Mehmet Kemal Bozay, che aveva come obiettivo quello di discutere, fra l’altro, sulla cooperazione nel settore frutticolo. «Si è discusso della possibile partecipazione della Serbia alla Ffera internazionale dell’Orticoltura Expo Antalya 2016 – si legge in una nota dell’Ice di Belgrado – ed è stata annunciata la possibilità di costruire un centro di distribuzione regionale per la frutta, non solo per il mercato serbo, ma anche per l’intera regione».

L’interesse di Mosca (che nel 2015 ha importato prodotti agroalimentari serbi per 270milioni di dollari), emerge da una recente visita a Belgrado di alcuni rappresentanti di 11 catene della gdo russe interessate a importare prodotti alimentari, in particolare frutta e verdura. «Le catene della gdo russe – ha affermato il capo del dipartimento di commercio e servizi del Municipio di Mosca, Alexei Nemeryuk – hanno avuto negoziati bilaterali con più di 40 aziende serbe».

 

Fondi per l’agricoltura

Le istituzioni di Belgrado spingono per giocare al meglio questa partita anche attraverso lo sviluppo del settore primario del Paese, non solo promuovendo l’ampliamento delle superfici coltivate, ma anche puntando sulla qualità delle produzioni attraverso finanziamenti pubblici e privati.

Come nel caso della società Delta Holding che, a fine marzo, ha offerto alle associazioni e organizzazioni serbe 18 milioni di dinari (circa 146mila euro) per il miglioramento della produzione agricola. In base a questo progetto (destinato a più di 6.500 beneficiari), il finanziamento medio per ogni azienda oscilla tra i 240mila dinari (circa 2mila euro) e 1,8 milioni di dinari (15mila euro).

Inoltre, il governo di Belgrado ha aperto una gara per finanziare a fondo perduto con fondi statali oltre che con il programma Ipard, progetti di ricerca finalizzati a sostenere gli investimenti nel settore agricolo e per migliorare e incrementare la produzione.

Questo gioco di ruoli sullo scacchiere internazionale premia la bilancia commerciale nazionale e si colloca come partner fondamentale anche per l’Italia, che è uno dei principali sostenitori della sua candidatura all’ingresso nell’Ue.

 

Export raddoppiato in un anno

Intanto vola l’export di prodotti agroalimentari che tra il 2014 e il 2015 è praticamente raddoppiato, arrivando a quota 2,6 miliardi di euro, con un surplus di 1,2 miliardi nonostante la diminuzione media dei prezzi del 19-20% rispetto al 2014.

Per quanto riguarda il flusso di merci verso la Russia, si riscontra un netto incremento nelle esportazioni di frutta e soprattutto di verdura, in aumento di circa il 50% rispetto al 2014. Una tendenza destinata a essere confermata nel 2016 anche in considerazione della creazione di un “corridoio verde”, voluto da Mosca, per velocizzare le procedure di esportazione e ridurre i costi di trasporto. «Questa soluzione – commenta Evica Mihaljevic dell’associazione “Plodovi Srbije” – eviterà le lunghe attese alle dogane. Il prodotto agricolo maggiormente esportato in Russia sono le mele, ma c’è un forte aumento nella domanda di pere, pesche e prugne. Per avere una misura basti pensare che nei primi 11 mesi del 2015 l’esportazione di mele dalla Serbia ha raggiunto le 132mila tonnellate contro le 107mila dell’anno precedente».

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