Microgreen e vertical farming a Fruit&Veg Innovation e Macfrut

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Ortaggi freschi e appena raccolti, e, veramente, a metro 0.  Sono le produzioni fuori-suolo in contenitori, che possono essere serre in miniatura da appartamento o di dimensioni maggiori e sviluppate anche in altezza come il vertical farming.  Nel primo caso sono, come segnala Confagricoltura, microgreen, le piantine raccolte giovani  e cresciute in spazi ridotti come l’appartamento, e nel secondo produzioni “verticali” di insalate organizzate all’interno di un container su piani sovrapposti.

Una dimostrazione è nel progetto congiunto Enea, Lucchini Idromeccanica, l’azienda che ha realizzato i contenitori per le serre in miniature e i contenitori verticali e Spagnol, presentandolo per la prima volta a Expo 2015, e rilanciandolo come leit-motiv di entrambi gli appuntamenti fieristici sull’ortofrutta, lo spazio Fruit&veg Innovation, costola di TuttoFood in chiave ortofrutta, la fiera B2b dedicata al Food & Beverage, che si è svolta dall’8 all’11 maggio al polo fieristico di Rho FieraMilano, e nella grande rassegna di RiminiFiera a Macfrut, la fiera internazionale dedicata al comparto che si è chiusa il 12 maggio scorso.

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Il campo viene sostituito da zolle di torba a ciclo continuo, come spiega l’organizzazione agricola, e le piantine crescono grazie ad una illuminazione a led e un impianto di condizionamento centralizzato. “Vuol dire coltivare, come ha spiegato Gabriella Funaro dell’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) – con meno terra, meno acqua e nessun utilizzo di prodotto fitosanitari in zone sovraffollate o inospitali. Sono una delle vie per contribuire ad assicurare l’approvvigionamento di food nel mondo in zone non adatte a questo tipo di coltivazioni”.

Nella vertical farm il prodotto è fresco, raccolto e mangiato senza alcun tipo di passaggio intermedio e ha una serie pressoché infinita di applicazioni: le coltivazioni verticali possono essere allestite all’interno di comodi container situati in città, nelle zone industriali, in siti remoti, in barca, nel sottosuolo e perfino nel deserto, per il futuro anche nello spazio.

Nella vetrina di Macfrut si sono viste insalate cresciute in container a più piani, basilico e pomodorini, tutti rigorosamente fuori-suolo.

“L’idea non è nuova – spiega Funaro – perché restando all’Europa in Olanda è da tempo una modalità di consolidata e ora sta prendendo piede anche in Italia. I microgreen si possono già trovare ad esemoo in alcune catene della Gdo”.

Numerosi i vantaggi di questo tipo di coltivazione che, potendo essere installata in ambienti totalmente ermetici, cresce grazie alle sostanze nutritive senza prodotti fitosanitarie evitandp gli attacchi di batteri e funghi.

“Grazie all’agricoltura verticale o fuori-suolo – spiega sempre Funaro – si possono produrre insalate, basilico, pomodorini con un ciclo di crescita più veloce. Ad esempio si possono raggiungere i 12 cicli per le insalate anziché i 5 delle produzioni in serra tradizionale”.
La vertical farm è anche sostenibile dato che consente un’efficienza massima dell’utilizzo dell’acqua grazie al riciclo integrale che arriva a recuperare anche l’acqua stessa traspirata dalle piante. “Il risparmio di acqua con questo sistema – ha sottolineato Funaro dell’Enea – è notevole: si utilizza un litro per chilogrammo di insalata invece dei 55 litri in pieno campo”.

 

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