Le nuove bio-tendenze

di Silvia Zucconi

 

La crescita del biologico è sempre più impetuosa: gli ultimi dati presentati a Biofach certificano che a livello mondiale il giro d’affari è di oltre 60 miliardi, con un balzo dell’11% in un solo anno. Ma è il trend di lungo periodo che dà risalto all’interesse del consumatore per gli alimenti organici: +360% l’incremento della domanda registrata a livello mondiale negli ultimi 15 anni.

E in Italia? Il clima è positivo: non lo evidenziano solo i dati su superfici e operatori, ma è la performance sul mercato che sorprende più di ogni altro indicatore. Continuano a volare i consumi alimentari biologici: nella sola gdo, dove è possibile monitorare con continuità il trend, il 2015 ha chiuso con un incremento del 20% rispetto al 2014 e con una crescente quota sul totale del consumi alimentari pari al 2,9% (nel 2007 era pari all’1,3%).

 

Comanda l’ortofrutta

Tra i prodotti bio, l’ortofrutta è da sempre la categoria che raccoglie il maggior interesse del consumatore: innanzitutto è il paniere a cui è ricondotto il maggior giro d’affari. In iper e super le vendite 2015 di frutta e verdura fresche (a peso imposto) hanno raggiunto quota 68 milioni (8,5% delle vendite bio nella gdo, +5% rispetto al 2014). Numeri che non restituiscono il valore reale della categoria, se mai fosse possibile ricondurre anche il valore delle vendite dell’ortofrutta confezionata non venduta a peso imposto.

Ma al di là degli aspetti tecnici che limitano la corretta lettura delle dimensioni di mercato della categoria, l’ortofrutta è il paniere di prodotti bio a cui è ricondotto il più alto numero di famiglie acquirenti. La Consumer Survey Nomisma-Sana, infatti, ha sancito che il tasso di penetrazione è oggi elevatissimo: l’ortofrutta bio arriva, in almeno un’occasione, nel 53% delle tavole delle famiglie italiane (la quota raggiunge il 69% considerando l’intero paniere di prodotti green).

L’interesse riguarda inoltre alcune specifiche tipologie familiari: chiaramente nei nuclei dove sono presenti vegani (75%) o vegetariani (68%) la propensione all’acquisto dell’ortofrutta bio è più elevata. Tra i fattori che spingono in alto l’interesse verso il bio ci sono reddito e titolo di studio: maggior capacità di spesa e titolo di studio più elevato del responsabile acquisti della famiglia si associano a tassi di penetrazione più elevati dell’ortofrutta bio. Anche l’appartenenza geografica è una chiave di lettura: la quota di famiglie acquirenti è più elevata al Nord (56% del totale) piuttosto che al Sud (49%).

 

Salute, qualità e ambiente

Così come per il paniere dei prodotti bio in generale, è la ricerca di alimenti in grado di offrire maggior sicurezza per la salute per l’assenza di pesticidi e chimica di sintesi il fattore propulsivo (citato come prioritario dal 48% dei consumatori). Ma non secondario è il riconoscimento ricondotto all’ortofrutta bio: il 23% acquista consapevole che queste referenze hanno caratteristiche organolettiche di maggior valore rispetto al convenzionale. Da non trascurare, inoltre, la presenza di una quota di shopper (16%) che sceglie ortofrutta bio per acquistare prodotti ottenuti da un processo più rispettoso dell’ambiente e della fertilità del terreno.

Se la motivazione principale di acquisto è la garanzia di maggior sicurezza, la reputazione che ha ottenuto oggi la categoria è comunque un fattore trasversale a tutti gli acquirenti: il 73% ritiene che l’ortofrutta bio abbia una qualità più elevata rispetto ai prodotti convenzionali.

Questi sono tutti gli elementi distintivi che contribuiscono a ritenere che la value proposition del bio nell’ortofrutta sia davvero un fattore distintivo.

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