La partita sudafricana per mele e uva da tavola

A distanza di un anno esatto dalla bagarre istituzionale e burocratica scoppiata tra Ue e Sudafrica per il blocco delle importazioni di agrumi da Città del Capo verso l’Unione, venti di novità stanno agitando il commercio ortofrutticolo nel Paese situato nella punta più meridionale del continente nero.

Venti che potrebbero aprire nuove opportunità per i produttori italiani di uva da tavola e di mele anche se l’accesso a questo mercato sarà reso ancora più difficile dall’irrigidimento atteso delle barriere fitosanitarie e dalla competizione con i nuovi produttori europei per il settore mela come Francia, in prima linea, Portogallo e Olanda.

Gli aggiornamenti. Il governo sudafricano ha avviato un processo di revisione della lista dei parassiti vietati e dei protocolli di prevenzione ai quali dovranno adeguarsi tutti i Paesi importatori di prodotti ortofrutticoli. Come l’Italia ad esempio, con il kiwi, o anche la Spagna che rappresenta il primo fornitore per Città del capo di prodotti ortofrutticoli fra cui anche drupacee e uva da tavola.

La rinegoziazione del protocollo su questi due prodotti aperta di recente con il governo di Madrid, che certamente prevedrà parametri più stringenti, sarà chiusa secondo le previsioni, entro la fine del 2016. Un arco di tempo lungo in cui possono succedere molte cose. Il rimescolamento delle carte, infatti, potrebbe aprire delle finestre anche per gli esportatori ed i produttori italiani.

Ne abbiamo parlato con Marianna Theyse, general manager dell’associazione degli importatori sudafricani di prodotti ortofrutticoli freschi che abbiamo incontrato a Fruit Attraction a margine del convegno dedicato al mercato delle drupacee.

«Stiamo lavorando per aggiornare il protocollo con la Spagna – ci ha spiegato Theyse – e prevediamo di cambiarlo entro il 2016».

È possibile che in questa fase di cambiamento si aprano delle opportunità per i prodotti italiani?

«Il cambiamento riguarda specificatamente il protocollo spagnolo. Deriva dal fatto che stiamo lavorando con il nostro governo per rivedere i nostri standard nazionali sulla sicurezza e in particolare per aggiornare la lista dei parassiti e delle procedure di prevenzione. Vogliamo semplicemente assicurarci che il protocollo con la Spagna sia in linea con gli aggiornamenti e che le informazioni siano corrette».

Per quali settori state procedendo ad aggiornare i protocolli?

«Per il momento su drupacee e uva da tavola. Quello sull’uva da tavola è già pronto. L’idea è di procedere ad aggiornare tutte le condizioni esistenti su tutti i mercati con i quali lavoriamo di modo da avere un unico processo. Sulle drupacee stiamo ancora lavorando».

Il Sudafrica sta discutendo un protocollo con l’Italia sull’uva da tavola. In che modo l’aggiornamento della lista dei parassiti influirà sui negoziati?

«Stiamo aspettando una risposta da parte del ministero all’Agricoltura italiano ad una richiesta di documentazione. Se ci sarà adesione alle nostre condizioni, inclusi gli ultimi aggiornamenti, non avremo alcun tipo di problema ad importare uva dall’Italia. Per la chiusura dell’accordo però aspettiamo le informazioni tecniche richieste. Il nostro unico obiettivo è proteggere il nostro mercato dai parassiti».

Quali sono le varietà di uva più interessanti per voi?

«Non abbiamo pensato a delle specifiche varietà – precisa Theyse – dipende da quello che è disponibile nella finestra temporale di riferimento. Il nostro principale fornitore adesso è la Spagna ma importiamo uva anche dagli Stati Uniti. Prevediamo però un forte incremento nel mercato della domanda di uva sicché l’eventuale disponibilità di prodotto italiano sarebbe una possibilità ulteriore».

E per quanto riguarda l’import di mele?

«Diciamo che ci stiamo guardando intorno. Cerchiamo nuovi fornitori e stiamo guardando ad un gruppo di produttori fra cui l’Italia».

Chi sono gli altri?

«Sono nuovi mercati  come la Francia, il Portogallo o anche l’Olanda».

Ma non sono grandi produttori come l’Italia.

«Non è una questione di volumi ma di avere il prodotto disponibile in un certo periodo dell’anno per il mercato locale. Il Sudafrica è di per sé produttore di mele e ha un’offerta che copre buona parte dell’anno. Quello di cui abbiamo bisogno è di un’integrazione».

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