Italia-Nuova Zelanda, riparte il dialogo commerciale sul kiwi

Riparte il dialogo commerciale tra Italia e Nuova Zelanda. Nuovi possibili punti su un’intesa di ampio respiro sono stati individuati nel corso dell’incontro tenutosi ieri a Palazzo della Valle, tra i vertici di Confagricoltura e il ministro neozelandese al commercio estero, Todd McClay accompagnato dall’ambasciatore in Italia Patrick John Rata.

Lo scenario. «L’iniziativa della visita – ha spiegato Luigi Mastrobuono, direttore generale di Confagricoltura – è partita dalla Nuova Zelanda che sta facendo un check e che si è detta disponibile a riaprire un dialogo commerciale con il nostro Paese».

Uno dei principali motivi che spingono verso la direzione di un’intesa è l’adesione della Nuova Zelanda all’accordo di libero scambio dell’area Pacifica, denominato Tpp (una sorta di equivalente del Ttip tra Usa e Ue ancora in fase di negoziazione) a cui aderiscono alcuni dei principali Paesi del Sudest asiatico e del continente sudamericano.

La strategia. Un accordo che apre alla nuova Zelanda – che è uno dei principali produttori mondiali di kiwi insieme a Cina e Italia – nuove opportunità commerciali anche in funzione di un possibile e rinforzato ruolo di entry-point su tutta l’area. Una strategia che non lascia indifferenti i nostri produttori di kiwi, orientati verso i nuovi mercati e che rispetto alle produzioni neozelandesi si propongono in contro-stagione.

«Il ministro McClay – continua Mastrobuono – ha dato la sua disponibilità a riaprire il dialogo, all’interno del dossier, su una serie di punti fino ad ora considerati piuttosto intoccabili come, ad esempio, le barriere fitosanitarie scattate a seguito della batteriosi del kiwi e perdurate molto tempo dopo la sua scomparsa. Su questo punto il Mise, che guiderà il dossier, è stato fermo: l’inserimento del kiwi all’interno del dossier è considerato una condizione sine-qua-non per l’avvio del dialogo. Dopo l’incontro di ieri, in cui peraltro si è parlato di diverse categorie commerciali, non solo prodotti ortofrutticoli, inizieremo a lavorare all’accordo bilaterale nella previsione che i negoziati possano partire già dall’anno prossimo».

Il dossier. Tra i punti di interesse espressi dal ministro neozelandese, c’è il tema della loro produzione di latte in polvere, che rappresenta circa il 7% di quella mondiale con 22mila tonnellate l’anno e che ha bisogno di nuovi sbocchi di mercato dopo il blocco cinese che ha ostruito una loro naturale destinazione.

«L’incontro – si legge in una nota di Confagricoltura – si è svolto attraverso un cordiale e fruttuoso scambio di opinioni sul negoziato bilaterale per la creazione di un’area di libero scambio tra l’Unione europea e la Nuova Zelanda. Tra i temi toccati dall’incontro, oltre alle possibili prospettive dell’accordo UE – Nuova Zelanda e del TPP, quelli degli Ogm ed in particolare delle nuove tecniche cisgeniche».

«Abbiamo registrato – conclude Mastrobuono – che se anche la legislazione neozelandese è più morbida di quella europea su questo punto, gli abitanti allo la stessa refrattarietà e le stesse preoccupazioni al riguardo. Non escludiamo però che i due Paesi possano avviare dei progetti di ricerca congiunti finalizzati anche, ad esempio, allo scambio tecnologico e di know-how».

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