Foggia studia una filiera Italiana del carciofo da industria

Dal prossimo autunno, un migliaio di ettari dei circa 8mila esistenti nella provincia di Foggia e dedicati alla produzione di carciofo da mercato fresco, saranno riconvertiti per creare la prima filiera italiana di carciofo da industria attraverso l’introduzione di nuove varietà di violetto recentemente sviluppate da Consorzio meristema di Eboli con la tecnica della micro-propagazione.

Il pool di tecnici. «Attualmente in Italia – spiega Michele Tridentino, il consulente tecnico pugliese che ha messo insieme il pool di tecnici che ha ideato il progetto di filiera – la quasi totalità del carciofo da industria viene importato prevalentemente da Nord-Africa. I trasformatori si rivolgono alle produzioni italiane soltanto in periodi di bassa del mercato, quando si fa fatica a trovare il prodotto ossia dalla fine di aprile fino alla prima decade di giugno. I margini sono piuttosto bassi dal momento che i prezzi oscillano tra i 2 e i 5 centesimi a capolino e talvolta, quando sono particolarmente bassi, non è neanche più conveniente raccogliere».

Michele Tridentino

Le varietà. Il progetto prevede l’introduzione di nuove varietà sviluppate dal Consorzio Meristema che saranno presentate nel corso dell’Assise del carciofo in programma presso il Centro servizi Medea a Cassibile (Siracusa) il prossimo 27 aprile. Fanno parte tutte della tipologia di violetto attualmente impiegata in Puglia (soprattutto quello di provenza) ma saranno migliorate geneticamente – grazie alla tecnica della micro-propagazione in cui il consorzio è leader in Europa – con una resa produttiva molto maggiore rispetto alle attuali.

Gli accordi. «Dai primi mille ettari – continua tridentino – previdiamo di raccogliere circa 100 milioni di capolini. Certamente per la prima campagna non riusciremo a conferire tutto all’industria e una parte convergerà sul mercato del fresco. Per arrivare ad un accordo di programma con l’industria abbiamo aperto due tavoli di lavoro con i trasformatori locali e con alcuni dell’Emilia-Romagna. Puntiamo ad arrivare alla prossima campagna già organizzati anche se, fino ad ora, non c’è ancora nulla di definito. All’orizzonte stiamo anche valutando, attrave5so questi stessi tavoli, di realizzare un’organizzazione interprofessionale del carciofo che attualmente non esiste».

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