Embargo, stop a quello turco ma Mosca proroga all’Ue

La proroga dell’embargo sovietico fino al 31 dicembre 2017, nonostante le attese degli operatori che, anzi, si aspettavano quanto meno un alleggerimento del bando allo scadere del secondo anno, desta forti segnali di preoccupazione.

E a nulla vale, almeno nelle impressioni raccolte a caldo, che tre giorni fa Mosca abbia rimosso l’embargo ai prodotti turchi. Quello che preoccupa di più è la mancanza di mercati di sbocco vicini per le merci europee. Per questo oggi FreshFel ha chiesto – in una nota ufficiale – la riapertura del dialogo Ue-Russia per il solo settore ortofrutticolo.

L’export. «La distanza diventa un elemento fondamentale – ha spiegato Davide Vernocchi, presidente nazionale del settore Ortofrutticolo di Fedagri/Confcooperative nonché presidente di Apo Conerpo, la più grande la organizzazione europea di produttori ortofrutticoli –quando si parla di prodotti deperibili come l’ortofrutta. Quest’anno speravamo in una possibile apertura dell’embargo della Russia, una piazza da 150 milioni di consumatori netti. Invece così non è stato e la preoccupazione è grande anche perché l’embargo va ad assommarsi alla Brexit e alle turbolenze in Nord Africa che si traducono in una mancanza di sbocchi di mercato. Una situazione resa ancor più pesante per gli europei dalla riduzione significativa delle misure di sostegno Ue che hanno ridotto i quantitativi ritirabili del 70%».

Anche se l’abolizione dell’embargo alla Turchia alleggerirà la piazza europea dallo “sversamento” di ortofrutta turca sulla piazza europea, non produrrà delle benefiche conseguenze nel lungo periodo sul mercato russo soprattutto per il made in Italy che, nei cinque anni prima dell’embargo, aveva praticamente raddoppiato (+112%) le proprie forniture.

La contraffazione. «La domanda di prodotto italiano – spiega Rolando Mafredini, responsabile per la sicurezza alimentare di Coldiretti – era molto alta. Basti pensare che l’87% dei turisti russi in Italia, ritornano a casa con prodotti alimentari tipici italiani. Quella domanda verrà, in parte, soddisfatta da nuovi fornitori ma, in parte, anche da produttori russi che propongono sul mercato del made in Italy taroccato. Abbiamo già trovato sul mercato insalate a marchio Buona Italia oppure “Insalata toscana”».

Secondo gli operatori, il fenomeno dell’Italian sounding potrebbe avere già rosicchiato il 50% della vecchia quota italiana del mercato.

Per protestare contro la proroga dell’embargo, Coldiretti ha portato in piazza a Verona, nei giorni scorsi, quasi 10mila tra agricoltori e allevatori italiani che hanno portato anche i prodotti rimasti invenduti.

I dati. Secondo una stima Coldiretti, in due anni di embargo, l’ortofrutta italiana ha subito una perdita di circa 149 milioni di euro soprattutto nell’export di mele, kiwi e pesche.

«In termini quantitativi – stima la Coldiretti – sono stati respinti dalle frontiere russe complessivamente 39,4 milioni di chili di mele italiane, soprattutto Granny Smith, ma anche 29,5 milioni di chili di uva da tavola, 29,9 milioni di chili di kiwi, e 14,2 milioni di chili di pesche e nettarine».

Su scala europea, Freshfel, il forum europeo dell’industria ortofrutticola dell’Unione, ha oggi chiesto alla Commissione europea, con un comunicato ufficiale, il mantenimento del dialogo con la Russia per il settore ortofrutticolo al fine, si legge, di «preservare l’opportunità di ripristinare al più presto il business dei prodotti freschi». «A soffrire maggiormente – si legge nella nota – , sono soprattutto mele, pere e pomodoro che rappresentavano un flusso di merce verso Mosca rispettivamente di 790mila, 230mila e 2200 mila tonnellate. Oltre che sulle esportazioni, inoltre, l’embargo ha determinato un’ alta pressione dei prezzi delle materie prime sul mercato interno».

La politica. Dalla Russia, però, non mancano dei segnali distensivi per lo meno nei confronti del nostro Paese. «Un segnale di alleggerimento della tensione-  ci spiega Domenico Nucera, direttore di Eurasiat’x, agenzia di informazione che monitora i mercati euroasiatici – è dato dalla partecipazione di un padiglione italiano allo Spief, il forum economico internazionale che si è tenuto a San Pietroburgo dal 16 al 18 giugno scorsi. Per la prima volta un Paese, in questo caso l’Italia, ospite d’onore, ha partecipato con un proprio padiglione e all’interno di quest’iniziativa ha potuto siglare accordi con la Russia per 1,3 miliardi di euro in settori come l’energia, in primis, ma poi anche infrastrutture, tecnologia, farmaceutica e agroalimentare. Ribadire l’embargo oggi va anche letto, alla luce del Brexit e delle prossime elezioni Usa, come un atto che spariglia ancor di più le carte sul fronte europeo perché permetterà alla Russia di capire con chiarezza quale Paese è pro e quale è contro l’embargo».

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