Sostenibilità, un valore aggiunto che va comunicato

agricoltura sostenibile

Da un’indagine di Agri2000, prezzo e qualità non sono più i parametri che guidano gli acquisti. In etichetta si cercano altre informazioni prima fra tutte l’indicazione della provenienza agricola sostenibile


Cresce l’attenzione dei consumatori verso la sostenibilità ambientale che rappresenta uno dei principali elementi che guidano le scelte di acquisto e che si affianca a quelli più tradizionali di qualità e prezzo.

È quello che è emerso dal IX Rapporto dell’Osservatorio sull’Innovazione e Sostenibilità della produzione agricola realizzato da Agri2000 e presentato ufficialmente oggi ad Expo Milano.

I trend. Il campione intervistato, costituito da 700 consumatori, ha manifestato una grande attenzione per i prodotti della terra rispettosi dell’ambiente e che danno la giusta attenzione agli aspetti sociali. In questo senso però, la ricerca ha evidenziato una specie di forbice tra le percezioni dei consumatori e la reale situazione produttiva nel senso che la produzione ha fatto progressi in tal senso ed è acclarato che l’agricoltura sostenibile piaccia, ma molto ancora bisogna fa far conoscere in modo efficace quanto viene fatto in campo.

«Uno dei primi risultati messi in luce dall’indagine – spiega Ciro Lazzarin, responsabile area economica di Agri2000 – è che i consumatori non trovano nei punti vendita prodotti sui quali sia indicato chiaramente e con trasparenza la provenienza da “agricoltura sostenibile”. In generale, abbiamo riscontrato una maggiore attenzione da parte dei consumatori verso aspetti collegati alla sostenibilità ambientale, scelti dal 66% del campione, rispetto a quelli socioeconomici (34%)».

I numeri. La sostenibilità ambientale viene percepita principalmente come: impiego di tecniche di coltivazione a basso impatto (61%), ridotto impiego di prodotti chimici (fertilizzanti, agro-farmaci) (57%), salvaguardia del territorio rurale e riduzione rischio idrogeologico (31%), attenzione al mantenimento della biodiversità nelle campagne (37%) e impiego di tecniche per la riduzione dei consumi idrici (27%).

La sostenibilità socioeconomica, per contro, viene percepita principalmente come: attenzione alle condizioni di lavoro degli addetti agricoli (24%), adeguata remunerazione dei produttori agricoli (20%), mantenimento delle comunità nelle aree rurali (18%).

Il ruolo dei produttori. Dalla ricerca emerge un nuovo ruolo (e quindi una nuova responsabilità) per le organizzazioni agricole che sono state indicate come fonte autorevole di informazioni sulla sostenibilità dal 48,5% del campione, seguite dalle associazioni dei consumatori (45,2%), mentre unaa minore fiducia è riposta nelle istituzioni (23%) e nelle università (25%).

«Serve un nuovo modo di comunicare al consumatore ciò che sta dietro la produzione – spiega Camillo Gardini, presidente di Agri 2000 – valori importantissimi per ogni cittadino e capaci di spostare le scelte di acquisto. Il cibo che acquistiamo tutti i giorni ha un impatto sulla tutela del territorio, sulla permanenza di comunità in aree spesso svantaggiate o periferiche, sul mantenimento della biodiversità, sull’ambiente, sul mantenimento dell’occupazione e sullo sviluppo economico. Merita sicuramente più attenzione e nuovi paradigmi per la sua completa valorizzazione».


Pubblica un commento