Il protocollo Spagna-Cina fa tremare gli Usa

PESCHE

Gómez Carrasco (Apoexpa): « La firma odierna apre la strada al protocollo sull’uva. Entro il 2020 l’export di drupacee arriverà fino a 30mila tonnellate verso un mercato da 200 milioni di consumatori ad alto reddito»


La firma del protocollo Spagna-Cina che dà il via libera all’esportazione delle drupacee spagnole, rende il Paese mediterraneo il primo esportatore di pesche nella repubblica popolare.

La strategia. L’accordo apre le porte a quello sull’uva che è dato come certo entro i prossimi due anni e fa tremare gli Usa che, sul mercato ortofrutticolo del colosso asiatico – per quanto riguarda le produzioni dell’emisfero nord – l’hanno sempre fatta da padroni in particolare con il colosso produttivo che è la California.

Con l’intesa – siglata lo scorso 13 aprile in forma provvisionale dal consigliere dell’Agricoltura dell’ambasciata di Spagna, Samuel Juárez, e, dal direttore generale del Dipartimento cinese di supervisione e quarantena di animali e piante, Li Jianwei – i produttori iberici, i primi in Europa per i volumi di drupacee, portano a casa un doppio successo.

Da un lato, infatti, possono contare su una valvola di sfogo importante per questo settore che permetterà di allentare la tensione sulla piazza europea ingolfata di prodotto a causa dell’embargo russo. Dall’altro rinsaldano i rapporti con le autorità cinesi, già coinvolte nella precedente chiusura dell’accordo sugli agrumi e in vista delle trattative già aperte sul protocollo Uva da tavola che, insieme a limoni, arance e mandarini, andranno a competere con le produzioni di punta della California già presenti sul mercato cinese.

Le prospettive. «Da quest’anno si faranno i primi test sulle drupacee – ci spiega Joaquín Gómez Carrasco, presidente di Apoexpa, l’associazione spagnola dei produttori esportatori di Frutta, uva da tavola e altri prodotti agricoli – ma la prima vera campagna di export in Cina sarà quella del 2017. Il nostro obiettivo, da qui al 2020, è di arrivare a spedire fino a 30mila tonnellate di tra susine pesche e pesche piatte su un mercato interessantissimo perché composto da 200 milioni di consumatori ad alto reddito. Per superare le difficoltà della piazza europea, appesantita dall’embargo, già dal qualche anno abbiamo iniziato ad esportare in Sudafrica mentre in India è già aperto un canale per le susine da circa mille tonnellate, per le mele e le pere. Però l’India, a differenza della Cina, è un paese meno organizzato dal punto di vista della catena del freddo e delle infrastrutture per la movimentazione di merci deperibili. Per questo, al momento, è un mercato meno interessante».

Tra il 2014 e il 2015 l’export di prodotti ortofrutticoli spagnoli verso la Cina è praticamente raddoppiato, registrando una crescita del 46,7% ed oggi vale più di un miliardo di fatturato.

Gli step. «L’accordo – si legge nella nota ufficiale del ministero spagnolo dell’agricoltura – sarà formalizzato soltanto dopo la visita degli ispettori da AQSIQ in Spagna per verificare sul campo che i prodotti corrispondano ai requisiti del protocollo».

Il provvisionale, comunque, chiude il capitolo pesche, aperto ormai da diversi anni e arrivato, lo scorso novembre, alla firma prima della minuta di accordo tra il Segretario generale dell’agricoltura, Carlos Cabanas e il Vice Ministro della AQSIQ, Zhang Qirong, che ha permesso di dare il via libera all’export già da questa campagna.


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