Pallottini: «Entriamo in Cso perché ne condividiamo gli obiettivi»

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Un’intervista a caldo al presidente Italmercati subito dopo l’ufficializzazione dell’ingresso nel board dell’ente ferrarese


A poco più di un anno dalla sua costituzione, avvenuta nel marzo 2015, Italmercati ed il suo presidente nonché principale fautore Fabio Massimo Pallottini, direttore del Car di Roma, non esita a giocare tutte le sue carte in vista del raggiungimento degli obiettivi che la neonata rete dei principali centri agro-alimentari italiani si è prefissata.

Primo fra tutti, proporsi come un sistema di piattaforme logistiche rivolte all’estero e al tempo stesso, per il loro naturale ruolo, come polo commerciale vicino ai produttori italiani che può sollecitare l’attenzione della politica.

«Mentre i mercati locali – ci spiega Pallottini – hanno nelle regioni e nei comuni il loro interfaccia naturale; i grandi centri agro-alimentari italiani si rivolgono non solo alle regioni ma anche agli interlocutori politici nazionali».

Può essere più preciso?

«Italmercati ha iniziato il dialogo con il ministro Martina per spostare la competenza dei mercati all’ingrosso dal Mise al Mipaaf così come succede in tutto il mondo. I centri-agroalimentari sono uno strumento delle politiche agricole non solo per la distribuzione nazionale ma anche come strumento di esportazione. Questo “spostamento” coincide anche con le istanze portate avanti dal settore ortofrutticolo».

Come commenta l’ingresso nel board di Cso Italia?

«Essere parte di questo tavolo è un momento per costruire dei ragionamento comuni nell’interesse del Paese e delle aziende. Siamo attualmente coinvolti in un processo integrativo al nostro interno, dal momento che stiamo lavorando per mettere in rete le realtà più importanti del settore dei mercati. Ma pensiamo anche in un’ottica di sviluppo con l’intento di creare un interlocutore per le nostre istituzioni che sia più attrezzato a portare avanti dei progetti che noi reputiamo innovativi».

Per esempio quali?

«La scelta di stare in un contesto come questo, dove è importante il ruolo del mondo della produzione. Vogliamo tentare di aprire un dialogo diverso con i produttori che devono guardare ai mercati non solo come un alleato ma anche come uno strumento perché attraverso i centri agro-alimentari si vendano i loro prodotti in modo trasparente e con una giusta remunerazione. In questo abbiamo gli stessi obiettivi di chi produce».

Si va verso una rete commerciale di mercati?

«Delle reti commerciali, in realtà, già ci sono e sono importanti ma dobbiamo andare oltre l’equivoco che è nato negli ultimi anni, che i mercati all’ingrosso fossero appannaggio solo della piccola produzione locale. Non è così perché noi siamo un punto di riferimento anche per i grandi soggetti produttori come i soci di Cso»

Qual è la vostra strategia per l’export?

«Abbiamo interesse a crescere prima come struttura nazionale ma anche sull’estero abbiamo già iniziato a lavorare stringendo ad esempio accordi con la rete dei mercati dell’Ucraina. Proviamo a creare delle occasioni ma poi, ovviamente, bisogna lavorarci».

Il dialogo con Martina non ha impedito che la questione mercati all’ingrosso venisse stralciata dal collegato agricoltura…

«Si ma ci hanno assicurato che sarà ripresa nel piano nazionale sulla Logistica».

Ci sono sviluppi al riguardo?

«Non che io sappia, al momento ma con il Mipaaf stiamo lavorando su alcuni progetti. Il principale riguarda la qualità e la sicurezza alimentare dei mercati che è uno strumento importante anche di riconoscimento del nostro ruolo e della nostra funzione. Il discorso della logistica è nostro interesse approfondirlo meglio».

Circa il 50% della distribuzione ortofrutticola italiana è in mano alla Gdo. In questa distribuzione di ruoli vede delle possibilità di cooperazione con le grandi insegne?

«Il mercato è mercato. Io non credo alle cose decise a tavolino e a mettere nero su bianco chi deve salire o chi deve scendere. Bisogna dare ad ognuno la possibilità di svolgere il proprio ruolo. Credo che il mondo della produzione sia più vicino a noi come cultura e opportunità che alla grande distribuzione che in Italia è molto frammentata e in parte in mani non italiane per cui persegue ragionamenti, politiche e scelte commerciali che tante volte possono non essere del tutto in linea con quelle della produzione italiana».

Pensate di aprire un dialogo con qualche insegna importante come ad esempio Coop Italia?

«A livello di singoli mercati è già aperto. A livello di Italmercati è un percorso ancora tutto da costruire

L’ingresso di Apofruit dentro il Car di Roma è stato utile per l’avvicinamento al Cso?

«L’ho considerato come un riconoscimento importante del ruolo che svolgiamo nella distribuzione dell’Italia centro-meridionale».

Ma a Sud di Napoli non ci siete…

«Ancora no… per il futuro vedremo».


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