Pachino contro la stretta ai prezzi

mini plum

Chiaramida (Op Faro):«In un frangente di quotazioni ai minimi storici serve un presidio europeo ai tetti di prodotto extra-comunitario che arriva sui mercati con volumi eccessivi e a prezzi bassissimi»


Il comparto agricolo di Pachino non ci sta a soccombere sotto il giogo dei prezzi insostenibili di questa ennesima campagna lacrime e sangue che stringe tutto il settore produttivo dell’area di Pachino e Portopalo di Capo Passero nella morsa dell’insostenibilità economica con prezzi inferiori all’euro al chilo.

Le prospettive. L’obiettivo da raggiungere in tempi brevissimi per l’industria più tipica del made in Italy della “pummarola” è quello di creare valore aggiunto, subito, presto, al fine di permettere una celere risalita della china dei prezzi.

C’è chi si industria con nuovi packaging che esaltano la qualità eccezionale di questo prodotto nostrano come nel caso dell’accordo commerciale tra Valfrutta Fresco e Colle d’Oro che parte proprio con una confezione natalizia che serve per far passare sul red carpet della Gdo cinque nuove varietà di ciliegini.

C’è chi invece parte dal basso, ossia dalla produzione. Come ha fatto il consorzio di tutela di Pachino che dopo un lungo iter è riuscito il mese scorso a fare approvare dalla regione Sicilia la modifica al disciplinare Igp per aggiungere alle tre varietà storiche (il ciliegino, il pomodoro tondo liscio e il costoluto) anche il Datterino e il Plum (oblungo).

La denuncia. «In questo momento storico particolare – spiega il direttore dell’Op, Salvatore Chiaramida – il riconoscimento Igp del plum e del miniplum è stato un passo importante per dare fiducia e forza al comparto agricolo pachinese in sofferenza a causa dei prezzi alla produzione troppo bassi. Si parla di cifre ridicole che oscillano tra gli 80 e i 90 centesimi al chilo per il prodotto di qualità e ancora meno per quello convenzionale. La sensazione da parte dei produttori di essere lasciati al proprio destino viene aggravata dalla mancanza di presidio a livello europeo delle quote di prodotto extracomunitario che arriva sui mercati, non solo in grandissime quantità, perché superano anche i tetti stabiliti dalla stessa normativa europea, ma soprattutto arriva a prezzi ridicoli».

L’iter. In attesa dell’ok di rito da parte del ministero per le politiche agricole e poi dadi quello della commissione europea, l’Op Faro riporta l’attenzione su questioni cogenti per l’intero comparto produttivo di Pachino.

«È significativo – continua Chiaramida – che la variante al disciplinare non riguarda solo l’inserimento del datterino tra le varietà tutelate ma anche l’oblungo che è una varietà che sta incontrando sempre più il favore dei consumatori».


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