L’uva da tavola protagonista del London Produce Show

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Moltissimi i player del settore presenti, attratti dalla crescente domanda di questo prodotto da parte dei consumatori britannici che ogni anno acquistano circa 2,5 milioni di tonnellate. In rassegna tutte le principali novità lanciate in fiera


Cresce la domanda di uva da tavola sul mercato britannico che con i suoi 2 milioni di quintali consumati ogni anno è considerato uno dei punti di riferimento globali per i produttori di tutto il mondo.

Non ha caso questo prodotto è uno dei principali protagonisti dell’ultima edizione del London Produce Show and conference , la fiera londinese del settore ortofrutticolo che si sta svolgendo nella prestigiosa sede di Grosvenor House fino a domani 10 giugno e che vede la partecipazione di importanti player del settore ortofrutticolo provenienti dai più importanti Paesi produttori come l’Italia, Il Sudamerica, gli Usa, la Spagna o il Portogallo.

Il mercato. Quello che si registra sugli scaffali inglesi è che – a detta degli operatori – in poco meno di cinque anni la situazione dei prezzi è cambiata completamente comportando cali di redditività che hanno raggiunto dei picchi anche del 15% in meno.

Ce ne parla Carlo Berardi export manager di Agrimessina, ditta barese specializzata nella produzione e nell’export di uva da tavola che pure ci spiega come la sua azienda che produce ogni anno circa 2,5 milioni di casse di frutta, stia affrontando queste nuove sfide destinate all’export. “Per noi è importantissimo investire sull’innovazione – ci ha spigato Berardi che abbiamo incontrato durante il London Produce Show and Conference – per questo abbiamo scelto l’occasione di questa fiera per lanciare alcune varietà del tutto nuove, che abbiamo testato negli anni scorsi e che, da quest’anno proponiamo sul mercato”.

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Le nuove varietà. Si chiamano Timpson, Melanie, Luisco, Ivory, Allison, Timco, Magenta e Melody. Sono sviluppate dalla sementiera spagnola S.N.F.L. Variety e si propongono con eccellenti qualità organolettiche, un sapore intenso, un’eccellente shelf-life e soprattutto una migliore produttività.

“Puntiamo soprattutto sulle tipologie bianche come la Timpson e quelle rosse come la Allison e la Timco che oltre ad avere delle ottime proprietà estetiche e di gusto, garantiscono una produttività significativamente alta rispetto ai prodotti che si trovano sul mercato. Facendo un confronto con la varietà Crimson, ad esempio, si riesce ad ottenere un incremento di produttività anche del 70% passando dai circa 14 chili per pianta agli oltre 26”.

Attualmente delle 2,5 milioni di casse di uva prodotte da Agrimessina, circa il 55% è destinato al mercato inglese, il 25% a quello tedesco e il rimanente 20% viene distribuito tra Italia, destinazioni Oltremare e Scandinavia.

“Il settore italiano dell’uva da tavola – continua Berardi – ha diverse sfide davanti da affrontare ma continua a mantenere, per lo meno sui mercati di export, una buona redditività anche se non è più quella di quattro o cinque anni fa”.

I prezzi. L’andamento altalenante dei prezzi dell’uva da tavola sul mercato inglese dipende, da un lato, dalla crescente domanda e dall’altro ma anche dall’offerta che può essere condizionata dalle condizioni climatiche incerte che comprimono oppure espandono i volumi a seconda dei casi. “In questo senso – spiega Maurizio Ventura, regional licensing manager del colosso californiano Sunworld – lavoriamo molto sulle nuove varietà cerando di sviluppare quelle che meglio corrispondano alle aspettative del consumatore. Dopo il lancio, l’anno passato di Adora seedless proposta sul mercato sudafricano, ci apprestiamo a proporla sul mercato europeo ed in particolar modo britannico a partire dalla prossima campagna, a settembre. Mentre dal 2017 ci apprestiamo a lanciare in Uk la varietà bianca senza semi Autumn crisp”.

Se i consumatori inglesi sono disposti a spender di più è perché sono anche molto esigenti sicché, per i produttori è importante riuscire a sviluppare delle varietà che oltre che garantire una buona resa organolettica permettano di tagliare significativamente i costi relativi agli input. “In questo senso – continua Ventura – Autumn crisp è competitiva perché ha la stessa stagionalità dell’uva italiana, ha una bacca bella del calibro tra i 22 e i 24 millimetri ed un grado brix superiore a 18. E’ inoltre facile da fare perché il grappolo non ha bisogno di tanto lavoro manuale per venire bene e non servono trattamenti chimici per l’ingrossamento dell’acino”.

Le prospettive. I primi due ettari e mezzo piantati adesso tra la Puglia, Murcia e il Portogallo, saranno proposti ai buyer della distribuzione organizzata di tutt’Europa a partire dalla campagna 2017. Diversa la strategia di approccio della portoghese Herdade Vale da Rosa, anch’essa presente in fiera, che ha sviluppato – già da un paio d’anni – un canale distributivo nel suo Paese grazie ad un accordo con la divisione nazionale di McDonald per la fornitura di uva in confezioni snack mono-dose da 150 grammi.


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