Limoni di Rocca Imperiale, spinta sull’export e studio di un nuovo pack

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Dopo l’ottenimento della certificazione Igp, il progetto adesso è quello di creare una joint venture tra 4 confezionatori per la commercializzazione su mercati internazionali di nicchia e di coinvolgere i giovani imprenditori attraverso la partecipazione ai bandi Psr


Nuova strategia commerciale per i limoni calabresi di Rocca Imperiale Igp. L’obiettivo infatti è creare, attraverso un progetto di filiera che concorre all’assegnazione dei fondi regionali Psr, una specie di joint-venture tra quattro confezionatori-commercializzatori (l’Oro della Calabria, Imperial Fruit, Fortunato Ruggero e il campagno De Riso) per la realizzazione di un nuovo packaging che sappia valorizzare la particolarità di questo prodotto che è l’unico, nel settore ortofrutticolo italiano ad avere una Igp mono-comunale.

Il progetto. “Stiamo valutando in questi giorni il da farsi – ci ha spiegato nel corso della prima edizione di Fruit&Veg System a Veronafiere dal 4 al 6 maggio, Vincenzo Marino, presidente del consorzio di tutela dei limoni di Rocca Imperiale Igp -. Dopo tre anni dal conseguimento della certificazione, stiamo iniziando adesso a pianificare una strategia di mercato che punta, oltre alla creazione di un packaging unico e riconoscibile, anche alla creazione di nicchie di mercato su alcuni Paesi esteri per noi considerati strategici come ad esempio, la Francia”.

Le superfici. Puntare alle nicchie di mercato e alla qualità del prodotto è un must per i limoni di Rocca Imperiale che al momento possono contare su un areale complessivo certificato di 120 ettari ma che contano, proprio in funzione della strategia di espansione commerciale, a diventare 500 nel breve periodo.

“Ogni anno – continua Marino – produciamo circa 400 quintali di limoni che, in Italia, commercializziamo attraverso i canali dei mercati all’ingrosso. Con il Psr puntiamo ad espandere le superfici anche grazie al coinvolgimento delle nuove generazioni du imprenditori che stanno affrontando il delicato passaggio di staffetta generazionale. Oggi essere produttori non significa più solo lavorare la terra. Bisogna necessariamente organizzarsi a livello commerciale, studiare i mercati e tentare di rispondere alle loro esigenze. Con questa strategia contiamo di raggiungere il 60% delle adesioni sul totale della produzione e avere il via libera del ministero all’utilizzo ella certificazione entro un anno”.


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