Israele studia una riforma che apre all’export F&V

contadina israeliana

Il governo spinge per attuarla dal 2017 ma occorre raggiungere l’accordo con gli agricoltori sulla compensazione finanziaria per le perdite. Intanto per Pasqua si apre una nuova finestra per gli importatori


Israele ridisegna la mappa del proprio settore primario. I prezzi delle derrate alimentari, come frutta e verdura sono ormai cronicamente alle stelle. Le produzioni sono diventate economicamente insostenibili per i cittadini al punto che il governo sta pianificando una riforma dell’agricoltura che preveda fra le altre cose l’abbattimento dei dazi per l’import di qualsiasi prodotto alimentare.

Il progetto. La notizia è apparsa ieri sul più accreditato quotidiano economico israeliano. Il Globes, che riferisce di una precisa marcia in avanti in questa direzione da parte del governo che vorrebbe arrivare ad attuare il nuovo impianto normativo già dai primi mesi del 2017.

La riforma potrebbe rivelare un intento di ridisegnare la struttura produttiva e imprenditoriale del tessuto economico israeliano. Le imprese agricole, pur essendo all’avanguardia nel mondo per tecniche colturali, non riescono più a far fronte alla domanda crescente di prodotto e soprattutto di prodotto a prezzi accessibili anche in ragione delle difficili condizioni di clima e del territorio in cui si coltiva.

«Attualmente sono in corso – spiega una fonte ministeriale al Globes – le trattative con gli agricoltori. Si discute sulla possibilità di una compensazione finanziaria di fronte ad una misura che apre ad altri competitor».

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Gli effetti sull’economia. Eliminare i dazi, infatti, non significherà avere meno gettito per le casse dello stato (dal momento che allo stato attuale l’import è scoraggiato) ma significherà allentare il protezionismo verso le aziende del Paese a vantaggio dei consumatori.

La stima di minor spesa per gli israeliani, se una riforma del genere dovesse passare oscilla dai 2,6 miliardi di sheqel (circa 600 milioni di euro) a 3,25 miliardi (circa 750 milioni di euro).

«Il processo legislativo – spiega Clelia Di Consiglio segretario generale della camera di Commercio Italia-Israele – è ancora in corso sicché non c’è ancora nulla di definito. Effettivamente negli ultimi mesi i prezzi dei prodotti ortofrutticoli sono arrivati alle stelle al punto da spingere il governo ad aprire due finestre di import per farli rientrare soprattutto durante il periodo delle feste di capodanno e con riferimento ad alcuni tipi di prodotti come il pomodoro. Tra gli altri argomenti oggetto di discussione con la riforma anche la possibilità di snellire le doganali».

I nuovi partner. Il dibattito intorno a questa riforma fa pensare che si voglia lavorare per dare la possibilità a nuovi fornitori di entrare nel paese. Tra i papabili a cui potrebbe guardare Israele c’è il vicino Egitto, Paese alleato, che sta crescendo nel settore produttivo ma anche la Giordania che ha un programma di implementazione della risorsa idrica con cantieri aperti per la costruzione di importati dighe sui principali bacini del Paese.

Intanto, riferisce il Globes: «questa settimana i due ministeri impegnati nella riforma, ossia il ministero dell’Agricoltura e quello delle Finanzem hanno concluso raggiunto un accordo con gli agricoltori per aprire il mercato in vista delle festività pasquali». L’intesa è stata raggiunta su una compensazione finanziaria per i produttori per 78 milioni di sheqel (circa 18 milioni di euro) anche se almeno al momento, non sono stati diffusi dati precisi sul numero degli agricoltori presenti nel Paese. Secondo una stima del governo si tratterebbe di un numero che oscilla tra le 6mila e le 11mila aziende.


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