Il Sikkim è il primo stato indiano 100% Bio

Sikkim

Lo stop all’uso di fertilizzanti e altri input artificiali è attivo dallo scorso dicembre e pone questa regione himalayana in controtendenza con l’altra spinta nazionale verso le produzioni Ogm


L’India, un gigante asiatico dalle molte anime. Da un lato quella della rivoluzione verde degli anni Sessanta che, in barba al nome, e perseguendo un aumento della produzione di cibo, ha comportato un massiccio incremento nell’uso di pesticidi, fertilizzanti e colture ogm. D’altro canto, in questa stessa India, lo scorso dicembre è nato il primo stato 100% Bio.

È il Sikkim, una regione nord-orientale alle pendici dell’Himalaya, incastonato tra il Bhutan e il Nepal che ha deciso di abolire tutti gli input artificiali con decorrenza ufficiale dallo scorso dicembre.

Il percorso. La nascita dello Stato 100% Bio è la conclusione di un iter legislativo avviato nel 2003 dal primo ministro dello stato indiano, Pawan Kumar Chamling, che aveva approvato una delibera con cui si prefiggeva l’obiettivo di trasformare lo Stato del Sikkim, da produttore agricolo convenzionale (prevalentemente di riso, mais e cardamomo su 75mila ettari complessivi) a 100% Bio anche attraverso la creazione della Sikkim Organic Mission (Som) che così ha commentato: «Il divieto di uso di fertilizzanti sintetici e pesticidi a livello locale – si legge in una nota ufficiale – ha portato alla riduzione dell’uso di combustibili fossili, di emissioni di gas serra, di terra sottratta ai nativi oltre che al miglioramento dell’ecologia dello Stato. In questo modo il Sikkim può giocare un importante seppur piccolo ruolo nel mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici che, nel fragile ecosistema Himalayano, sono molto significativi».

Il piano nazionale. Per avere una misura basti pensare che nel 2001 venivano consumate 3mila tonnellate solo di fertilizzanti che adesso, in applicazione della normativa locale, sono state letteralmente azzerate.

La guerra dell’India ai pesticidi arriva da lontano ma ha portato, finora, ad una normativa nazionale lacunosa e poco efficace che i tribunali tentano di rendere più rispondente alla crescente richiesta di sicurezza.

Nel maggio del 2011, ad esempio, la Corte Suprema indiana ha approvato un ordine provvisorio che vietava la produzione e la vendita di endosulfano, pesticida mortale, dopo che più di 150 persone dello stato meridionale indiano del Kerala, erano state colpite da idrocefalo.

La conversione. «Il programma di gestione dei pesticidi in India – ha affermato Amit Khurana, che guida il team di sicurezza alimentare del Centro per la Scienza e l’Ambiente di Nuova Delhi – ha un sacco di lacune. Mancano regole precise, per esempio, che regolino la quantità giornaliera ammissibile di pesticidi. Ci sono anche serie preoccupazioni che quasi un quinto dei pesticidi utilizzati nel Paese non siano in regola sul limite di residui minimi approvati dalle autorità per la sicurezza alimentare».

Da qui il passaggio, sia pur in piccola parte, alla produzione Bio di un intero Stato che ha accettato la conversione in colture che hanno una produttività inferiore anche del 15% ma che garantiscono una riduzione dei costi e margini più elevati.


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