Gli Oscar Green ai giovani imprenditori dell’ortofrutta

Santonocito giovani arance

A livello nazionale salgono a quasi 600mila le imprese italiane condotte da under 35 con un saldo positivo record di 50mila rispetto all’inizio dell’anno


Numerose aziende ortofrutticole sono state premiate per la loro creatività d’impresa con gli Oscar Green 2016 assegnati ai giovani della Coldiretti per l’innovazione in agricoltura.

C’è Roberto Cerami, giovane imprenditore toscano che produce biocosmetici antispreco e ha vinto l’Oscar della Coldiretti assegnato nella categoria We Green. Il suo progetto è stato realizzato insieme all’università di Caserta alla quale Roberto ha consegnato gli scarti del loro orto per farli analizzare. Gli studiosi seguendo le tabelle ufficiali della farmacopea ne hanno ricavato preziose creme per il corpo, maschere per il viso e saponi, tutti prodotti non citotossici e rigorosamente biologici.

Nella categoria Social Innovation invece l’ambito premio è andato al campano Giuseppe Giaccio, presidente della Consorzio della Mela Annurca Campana Igp che ha valorizzato le proprietà della mela Annurca utilizzandola per produrre una biopasticca anticolesterolo. Grazie alla ricerca dell’università di Napoli, infatti, l’Annurca è stata trasformata in capsule che producono effetti simili alle statine, riduce il colesterolo cattivo e aumenta quello buono.

L’oscar green nella categoria Campagna Amica è andato al veneto Paolo Marangon per l’innovativa produzione di birra biodinamica al radicchio di Treviso, una birra stagionale, che viene prodotta una volta l’anno, seguendo non solo tutto il percorso del radicchio rosso di Treviso che ha un protocollo molto rigoroso ma anche un vero e proprio disciplinare biodinamico che comporta una serie di operazioni, compiute a partire dal campo e fino alla trasformazione, seguendo il calendario astronomico.

Nella categoria Impresa 2.Terra ha vinto Adriana Santonocito che in Sicilia ha creato Orange fiber” un tessuto, fresco, nuovo ma anche sostenibile realizzato dagli scarti di arance, quelli che ogni anno vanno a formare 700 mila tonnellate di sottoprodotto da smaltire. Tutto nasce dalla tesi di laurea di Adriana che pian piano diventa un progetto di ricerca e quindi una start up che oggi è un business. Orange fiber è cellulosa estratta dagli scarti di arance in grado di diventare il primo tessuto di agrumi al mondo, composto da acetato di arance e seta in due varianti: raso in tinta unita e pizzo. Il progetto è stato sviluppato insieme al Politecnico di Milano che ha realizzato il brevetto depositato in Italia e all’estero. Oggi l’azienda ha due sedi: una a Catania e l’altra in Trentino.

Tra le idee innovative c’è anche quella di Andrea Passanisi che in Sicilia ha inventato il primo caviale vegano interamente ricavato da un frutto simile al cetriolo e che sta già spopolando tra chi ama il gusto fresco, esotico e forte e sperimenta nuovi abbinamenti da proporre nei migliori ristoranti. E’ il finger lime, sconosciuto ai più in Italia, noto invece a chi sperimenta, tra cocktail e nouvelle cuisine, i suoi curiosi pallini trasparenti scoppiettano al palato e sorprendono anche i vegani più esigenti.

A livello nazionale salgono a quasi 600mila le imprese italiane condotte da under 35 con un saldo positivo record di 50mila rispetto all’inizio dell’anno, tra nuove iscrizioni e chiusure, con l’Italia che si colloca così ai vertici dell’Unione Europea in termini di numero di giovani imprenditori. La presenza dei giovani – sottolinea la Coldiretti – si concentra nelle piccole medie imprese che peraltro rappresentano il 99,9% del totale delle imprese in Italia e il 99,8% del totale delle imprese nell’Unione Europea. In Italia i giovani i sotto i 40 anni ne guidano 1.155.000 imprese, il maggior numero in Europa davanti al Regno Unito con 990.100, alla Polonia (988.200), la Romania (902.200), la Spagna (691.100), la Francia (568.900) e la Germania (511.400) su un totale di 24.889.700 presenti nell’Unione Europea per una incidenza del 30%. In Italia dunque i giovani alla guida di imprese – precisa la Coldiretti – sono il doppio che in Germania.


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