Europêch, saltano le previsioni e si parla di posticipo per il 2017

pesche

Macchi (Cso): «Il clima bizzarro di quest’inverno non ci permette di fornire dati sulle aspettative di raccolto e quelli dell’anno scorso hanno dimostrato delle divergenze con il consuntivo di fine campagna. Aprile non è il mese giusto per le previsioni»


L’andamento climatico bizzarro che ha determinato temperature miti durante l’inverno tradotte in un anticipo di primavera e, successivamente, gelate e grandine nella prima fase di fioritura delle piante, fa saltare tutte le previsioni sulla prossima campagna pesche.

Quest’anno i principali produttori europei, Spagna, Italia Francia e Grecia, hanno deciso di posticipare la diffusione dei dati a fine maggio e intanto si inizia a riflettere sulla possibilità spostare in avanti, per la campagna 2017, il consueto appuntamento di Europêch anche, eventualmente, slegandolo da Medfel, la fiera di Perpignan a cui si è legato da qualche edizione.

Il clima. «Sono anni – spiega Elisa Macchi, direttore del Cso, il Centro servizi ortofrutticolo di Ferrara – che i produttori europei di Europêch, segnalano la difficoltà di fare delle previsioni puntuali in aprile, con così tanto anticipo sulla raccolta. Il clima bizzarro di questo inverno ci ha dato ragione e il proseguire dell’incertezza meteorologica di questi giorni non ci permette di sapere, oggi, quali sono le aspettative di raccolto soprattutto sulle varietà tardive i cui frutteti, in fase di allegagione, stanno subendo un freddo inusuale per la stagione».

Quello che emerge dai pochi dati diffusi è, innanzitutto, la forte spinta in avanti degli spagnoli sulle pesche piatte che, soprattutto nel sud della Spagna (Andalusia, Murcia e Valencia), registrano quasi il raddoppio della produzione rispetto alla media produttiva registrata tra il 2010 e il 2014 ed un incremento ulteriore (a livello di area) del 3% rispetto all’anno scorso.

Le piatte. «L’incremento delle superfici sulle pesche piatte – ha spiegato Javier Basols, responsabile del settore drupacee di Cooperativas Agro-Alimentarias – è legato sostanzialmente ad un processo di rinnovo varietale avviato negli ultimi anni, che sta arrivando a compimento. Stiamo spingendo sulle varietà precoci nelle aree mediterranee anche per evitare l’eccesso di produzione sul mercato nei mesi di alta produzione ossia luglio e agosto. Tutte le regioni produttive sono alla ricerca di nuovi mercati di sbocco e guardiamo con molto favore all’accordo bilaterale appena chiuso con la Cina. Ma dobbiamo misurarci con la criticità di questo prodotto data dalla sua elevata deperibilità».

Altro dato che emerge è la crescita, in tutti i Paesi produttori, della produzione di percoche destinate all’industria. Una coltura che aveva subito un pesante rallentamento negli ultimi anni a causa delle basse performance di mercato e che invece adesso torna ad essere interessante per gli agricoltori anche alla luce della mancanza di prodotto che l’industria lamenta e che l’anno scorso ha raggiunto quasi il -50% a causa della mancanza di prodotto greco.

Le percoche. «In Italia assistiamo ad una ripresa di questa varietà – precisa Macchi – soprattutto in Emilia-Romagna e Campania dove, ipotizziamo, i produttori cercano di diversificare la produzione per far fronte alla crisi del comparto. A differenza delle produzioni settentrionali, che registrano cali delle superfici coltivate a pesche e nettarine, a sud gli areali tendono ad essere stabili».

La crisi del settore pesche che è stata aggravata dall’embargo russo, rischia di subire un altro colpo quest’estate a causa, anticipa Davide Vernocchi, presidente nazionale del settore Ortofrutticolo di Fedagri-Confcooperative «della possibile riduzione delle misure dell’Unione europea che, stando alle voci di corridorio, potrebbe arrivare anche al 70% in meno rispetto all’anno scorso».


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