(Italiano) La visione al femminile sul futuro della mela in Italia e nel mondo

In attesa del convegno di Interpoma, tre socie dell'Associazione delle Donne dell'Ortofrutta ci dicono la loro sul futuro del comparto melicolo in Italia

La visione al femminile sul futuro della mela in Italia e nel mondo

Tanto fermento e semi positivi in vista del congresso internazionale ad Interpoma tra novità, partnership e mercati da raggiungere

di Anna Parello

Interpoma ospita il congresso internazionale “La mela nel mondo”, frutto iconograficamente spesso abbinato alla donna. Ma come vedono le donne il futuro della mela in Italia? La parola a tre socie dell’Associazione Nazionale le Donne dell’Ortofrutta, esponenti rispettivamente di una realtà associativa, di un’azienda di import export e di un’impresa vivaistica.

Giulia Montanaro, responsabile relazioni internazionali e progetti europei di Assomela, esordisce affermando che percepisce un bel fermento intorno a tale frutto. Accosta la mela o meglio il settore alla donna, perché “C’è curiosità, voglia di esplorare, apertura alle novità, molto più che in altri settori, e ciò si traduce in innovazione, che si declina in tanti modi: innovazione di prodotto, con la volontà di rispondere alle esigenze di tutti i componenti della filiera e di selezionare e lanciare nuove cultivar di gusto e colori adatti per andare incontro a diversi target di consumatori, anche nuovi, come i giovani europei e gli asiatici, che richiedono mele più dolci, più croccanti e anche più colorate. Innovazione di processo, in primis per offrire un prodotto più sostenibile, che risponda alle nuove esigenze ambientali e salutistiche espresse dalla collettività. Innovazione nel comunicare, vedi il modo in cui i brand melicoli stanno usando lo storytelling per valorizzare il pacchetto eccellenza alimentare – territorio (a mio avviso si potrebbe spingere ulteriormente) e spiegare la produzione biologica, ma anche i tanti progetti nuovi e innovativi, solitamente non accostati al mondo dell’ortofrutta e che invece molti dei soci di Assomela stanno dimostrando di saper adattare ad un prodotto come la mela. Innovazione nell’organizzazione, attraverso cui con lungimiranza e con un non semplice lavoro si fa sistema per essere più forti, in particolare per affrontare insieme in maniera compatta mercati nuovi ormai imprescindibili e per selezionare e sviluppare nuove varietà. Logica decisamente innovativa in ortofrutta, che permette di reagire meglio anche in caso di crisi -Conclude Giulia-. Nel futuro della mela italiana vedo nuove prospettive, nuovi mercati, nuove partnership. Un seme positivo”.

Analoga visione quella di Carola Gullino, managing director della piemontese Gullino Group, che dichiara “L’innovazione è l’aspetto centrale per la mela del futuro. Nelle nostre aziende abbiamo un campo sperimentale con numerose varietà libere, perchè bisogna innovare l’offerta tradizionale, avvicinandosi sempre di più alle esigenze del mercato e sfruttare al meglio la vocazione delle diverse aree produttive. Ma l’elemento più importante per me, che sono imprenditrice donna e madre, è rappresentato dalla sostenibilità ambientale. Infatti, come impresa abbiamo puntato sul biologico e su varietà nuove particolarmente dolci e naturalmente resistenti alle malattie, in modo da offrire mele a basso impatto ambientale. Col progetto Mela qui, nato per sviluppare il mercato interno, all’attenzione all’ambiente e alla salute e alla qualità intrinseca del prodotto uniamo il fattore territorio e tradizione: mele rosse a basso impatto ambientale prodotte in Piemonte in un mix di tradizione e innovazione. Mela Qui è pensata specificatamente per i bambini, più attratti dal colore rosso purpureo e dal gusto dolce, e per le loro mamme, che scelgono la sicurezza del bio. L’attenzione a tali target si ritrova anche nel naming che abbiamo dato alle nostre mele, nato trasformando il nome della varietà in nome di donna, come Rossana, Dolcina, Crispina …”. Prosegue Carola “Penso che il biologico sia il futuro dell’intero comparto, ma il nostro obiettivo è quello di andare oltre e diventare un’azienda biodinamica, che rispetta i tempi della natura.

“Ultimamente è cresciuta la richiesta di mele ecosostenibili e in particolare di varietà ticchiolatura resistenti -afferma Silvia Salvi, amministratore di Salvi Viva-. Cresce anche l’attenzione verso le cv rosse, in particolare per servire Europa e Paesi Arabi. L’innovazione varietale deve rispondere a due punti di vista, quello del produttore, che la vuole produttiva, resistente alle principali patologie (minor costo e maggior facilità di coltivazione) e che colori facilmente, e quello del consumatore, che compra con gli occhi, ma conferma la scelta iniziale e riacquista solo se il frutto è buono e riconoscibile.” A proposito di varietà libere, brevettate e gestite a club, Silvia sottolinea “A livello vivaistico il fatto di avere percorsi programmati, in cui è definito quante piante saranno messe a dimora, sarebbe ideale. Noi dobbiamo decidere quali varietà innestare in vivaio due anni prima della vendita e In Italia manca un catasto varietale e non c’è programmazione. I frutticoltori spesso chiedono al vivaista cosa piantare e programmano sulla base dell’andamento dell’ultima campagna commerciale. Va meglio nei paesi dell’Est, dove i numeri sono grandi e la programmazione è indispensabile. Il mio auspicio è arrivare ad avere un catasto, per dare una visione completa del comparto frutticolo, e quindi poter pianificare oculatamente le scelte aziendali.” •

A sinistra GIULIA MONTANARO

responsabile relazioni internazionali e progetti europei di Assomela

A destra CAROLA GULLINO

managing director Gullino Group

In basso a destra SILVIA SALVI

amministratore

di Salvi Vivai

Su cosa deve puntare il comparto melicolo italiano

Nuove cultivar più dolci, croccanti e colorate

Produzioni ecosostenibili

Più storytelling su territorio

e prodotto

Innovazione dell’organizzazione

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